Rubano il furgone dei soldi e lo incendiano
I banditi a Ponte Buggianese si erano fatti consegnare le chiavi del Doblò ma non quelle della cassaforte. E allora bruciano tutto
PONTE BUGGIANESE. «È entrato dentro il bar, trafelato, visibilmente scosso. Ci ha detto che era stato rapinato. Due uomini lo avevano minacciato con delle pistole e gl’avevano portato via il furgone aziendale».
Furgone Doblò della Cirsa Italia Spa di Livorno, che opera nel settore della gestione e manutenzione di slot machine, e all’interno del quale c’era una cassaforte per i soldi prelevati dalle macchinette. Quella era l’obbiettivo dei due banditi, vestiti con tute mimetiche e col volto coperto da passamontagna che intorno alle due del pomeriggio hanno costretto il 54enne dipendente della Cirsa, Mauro Serpi, a camminare fino a un giardinetto vicino al parcheggio, e a sdraiarsi per terra per dare loro modo di scappare dopo aver consegnato le chiavi del Doblò, il cellulare e un giubbotto riposto nell’abitacolo. Peccato che si siano dimenticati di farsi dare anche le chiavi della cassaforte. O magari abbiano pensato che fossero insieme a quelle del furgoncino. Invece, per direttiva aziendale, l’uomo doveva tenerle separate, e le aveva con sé quando, dopo essersi rialzato, ha percorso i 50 metri che lo separavano da “Quelli che il bar”, in via Colmate del Cerro, a Ponte Buggianese.
«Intorno alle undici e mezza - racconta Luca Colombini, titolare del bar - era venuto a prelevare l’incasso. Passa tre volte la settimana - il lunedì, mercoledì e venerdì - ma solo il mercoledì preleva, e dà a me la percentuale spettante». Colombini ricorda che si è fermato a pranzo: «Anche se non so dire quanto si è trattenuto, avevamo diversi clienti».
La rapina si è consumata due ore dopo, a una cinquantina di metri di distanza. «L’hanno studiata bene. Siamo sull’angolo di un incrocio, un fabbricato isolato in una zona con poche abitazioni e vicino al Padule di Fucecchio». Colombini non ha visto niente: «Si è svolto tutto all’esterno. Non mi ha detto di essere stato picchiato. Minacciato sì. E aveva paura che tornassero, una volta che si fossero resi conto che non potevano aprire la cassaforte perché non c’erano le chiavi».
Invece i malviventi, che secondo il 54enne parlavano con accento del Sud Italia, hanno fatto una scelta più drastica. Venti minuti dopo i carabinieri hanno trovato il Doblò, in fiamme, a Massa e Cozzile, sull’argine di un canale irriguo nelle vicinanze di via Pino, nella zona del centro commerciale. Forse per la frustrazione di non poter aprire la cassaforte, o forse per non lasciar tracce, hanno dato fuoco al mezzo. A “Quelli che il bar” il dipendente della Cirsa aveva prelevato 5mila euro tra banconote e monete. Prelievi erano stati effettuati anche in altri bar. Le fiamme hanno divorato 3mila euro in banconote e danneggiato 5mila euro in monete, ma una parte di queste potrebbe essere recuperata. Sul caso indaga il Norm di Montecatini, insieme ai carabinieri della Stazione di Ponte Buggianese. «Ho consegnato loro - spiega Colombini - i filmati delle telecamere a circuito chiuso all’interno del locale, anche se tutto è avvenuto all’esterno. Nel bar ci sono state due effrazioni, l’ultima ad aprile, ma rapine in questa zona sinora, no». Non si esclude la presenza di un basista del posto.
Tiziana Gori
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
