Il Tirreno

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Dalla Lituania a Monsummano per sport e amore

di Stefano Fiori
Edita Pucinskaite con la maglia vinta al Mondiale
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Edita Pucinskaite con la maglia vinta al Mondiale

Edita Pucinskaite, pluricampionessa di ciclismo: «Mi piace tutto della Toscana»

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NSUMMANO. Il Natale è molto sentito anche nella cattolicissima Lituania,e l’ex ciclista professionista Edita Pucinskaite (Rossi da coniugata) guarda con gli occhi di una bambina l'imponente albero di Natale e il presepe allestito con cura. Quarantuno anni compiuti il 27 novembre scorso, un marito, Roberto, che la adora e due figlioletti, Tomas di 4 anni «mi assomiglia perché da giovane ero piuttosto timida come lo è lui» e Lukas di 2 anni «un vero terremoto e stargli dietro è un'impresa», e la sensazione di essere la reginetta della bella villetta dove abitano a Monsummano.

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Dunque, nessuna nostalgia per il ciclismo?

«Ma, in realtà non ho mai appeso la bici al chiodo, dal 2014 faccio parte dell'Avis Bike di Pistoia, un club cicloamatoriale a scopo benefico al quale in pratica arrivai grazie a Franco Ballerini».

Come mai?

«Stefano Sichi ed Igli Zannerini, dell'Avis, avevano proposto a Franco l'idea di far nascere questa squadra per scopi benefici, ma il Ballero ci lasciò pochi giorni prima dell'inaugurazione del club, alla quale ero stata invitata e dove accettai con entusiasmo la proposta di entrarne a far parte».

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Però avrai provato dispiacere nell'abbandonare l'attività agonistica, dopo 98 vittorie e i trionfi nelle corse più importanti del calendario mondiale femminile?

«Sembrerà strano ma non è stato così. Le mie colleghe mi dicevano che sarebbe stato triste, che avrei avuto problemi nel rituffarmi nella vita di tutti i giorni. Invece è come se fossi rinata, davanti a me avevo una pagina vuota che ho iniziato a riempire di nuovo con tante altre situazioni, prima fra tutte quella di mamma e sposa felice».

Hai la doppia nazionalità, italiana e lituana: domanda scontata, hai una preferenza?

«No, non potrei mai rinnegare le mie origini. L'Italia è molto bella, della Toscana apprezzo tutto: la gente così solare e schietta, la loro filosofia di vita e il cibo, soprattutto i risotti, le bistecche al sangue, la pizza e il vino Chianti».

E' vero che il podismo è stato il tuo primo sport in Lituania?

«Sì, dai 6 ai 13 anni, e vincevo anche tutte le campestri alle quali partecipavo. Poi venni esclusa ingiustamente da una scuola dello sport, al crollo delle Repubbliche Sovietiche e così abbracciai, non senza molte perplessità anche in famiglia, il ciclismo».

Come sei arrivata in Italia?

«Fu nel 1994, quando mi piazzai quarta al Giro d'Italia; poi corsi anche i campionati del mondo ad Agrigento e caddi all'ultimo giro insieme alla compianta Michela Fanini, che vide il casco frantumarsi. Con la nazionale della Lituania giravamo l'Europa in un camper fatiscente, eravamo ormai abituate a stare lontane dalle nostre famiglie. Nel 1996, infine, io e Diana Ziliute fummo ingaggiate dal team AccadueO di Cornuda (TV) e lì iniziò la mia vera carriera italiana».

Come si verificò il colpo di fulmine fra te e tuo marito Roberto?

«Fu su un aereo diretto a Philadelphia, negli Usa, dove dovevo gareggiare con la Lituania. Lui era massaggiatore del Team di Ivano Fanini e fu un vero colpo di fulmine...»

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Com'è composta la tua famiglia?

«Ho due sorelle, Daiva, che è professoressa di matematica a Boca Raton, a Miami in Florida e Ingrida, impiegata al Consiglio della UE a Bruxelles e che ha vissuto in prima persona la tragedia dell'attentato dello scorso anno. E poi ci sono i miei genitori Valeria e Leonard».

Programmi per il 2017?

« Per il quarto anno consecutivo svolgerò il ruolo di manager del team femminile Bianchi-Giusfredi. Con la Avis Bike sarò impegnata nell'organizzazione, il 18 giugno, della 7a Gran Fondo Edita Pucinskaite-Pissei, con quattro percorsi ricavati tra Pistoia e la Montagna Pistoiese».

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