Il Tirreno

Montecatini

Raggiro da 100 mila euro allo stabilimento balneare

di Federico Lazzotti
Raggiro da 100 mila euro allo stabilimento balneare

L’ex titolare di un’agenzia di viaggi e un avvocato di Montecatini indagati per truffa: hanno finto di comprare il bagno usando un magnate russo, in realtà badante ucraino

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LIVORNO. Visto il periodo, la storia del maxi raggiro nel quale sono incappati i proprietari di uno stabilimento balneare tra i più chic e conosciuti della costa toscana, potrebbe essere la trama perfetta per un cinepanettone, per il sequel di “Totò Truffa”. Oppure per un nuovo capitolo di “Amici miei”, visti i luoghi dove è stato girato: Livorno, il Pisano, la Versilia, Calenzano e Montecatini Terme. Gli spunti per una sceneggiatura, leggendo gli atti dell’inchiesta condotta dalla sezione di polizia giudiziaria della Finanza, non mancano di certo. A cominciare dai protagonisti: c’è il maneggione di turno che inanella processi e indagini per truffa, c’è un avvocato che lo accompagna per rendere più credibile la trattativa. E c’è pure l’esca più adatta al contesto: un fantomatico magnate russo interessato a un affare da 4,5 milioni di euro; peccato che in realtà si tratti di un badante ucraino che vive tra San Giuliano Terme e Vecchiano (Pisa) e a Mosca probabilmente non sia mai stato.

Il primo ciak del film però deve essere obbligatoriamente un flash back per presentare quello che - secondo la Procura - è il protagonista della vicenda. Ciro Fusco, 50 anni, livornese, nell’estate di quattro anni fa venne assediato nell’agenzia di viaggi che gestiva con la moglie al centro commerciale Fonti del Corallo perché una trentina di clienti aveva pagato la vacanza ma dei soldi e delle prenotazione si erano perse le tracce.

A distanza di tre anni e con un processo in corso per quella vicenda, Fusco è tornato alla ribalta all’inizio del 2015 quando ha contattato i proprietari del “Bagno Texas” di Marina di Pietrasanta che in quel momento era in vendita: «Ho un acquirente russo per il vostro stabilimento balneare, possiamo incontrarci?».

Di incontri - secondo quanto raccontato da Edo Cafissi, industriale pratese e proprietario del ramo d’azienda riconducibile allo stabilimento balneare e dal genero, Giampiero Livi, che ha seguito la trattativa, ce ne sarebbe stato più di uno e vi avrebbero partecipato anche il finto magnate russo, tale Andrei Vassiltsov (non indagato nel procedimento) e l’avvocato Luca Chiti, 45 anni, già candidato a sindaco di Montecatini (dove abita e lavora) alle ultime elezioni e «incaricato dall’acquirente di curare tutti gli aspetti tecnico-giuridici dell’operazione». È proprio quando l’affare sembrava fatto che una piccola diatriba su alcuni costi aggiuntivi richiesti dai proprietari avrebbe fatto alzare dal tavolo della trattativa i compratori, con Fusco e il finto magnate in testa. Ma vista col senno di poi quella era probabilmente la prima mossa di una truffa architettata nei dettagli.

Perché pochi giorni dopo un emissario dei proprietari ha contattato di nuovo Fusco per ricucire i rapporti. È dopo un incontro nella zona di Calenzano che è iniziata quella che gli investigatori chiamano «la fase due del raggiro»: farsi consegnare un assegno da 91.500 euro come provvigione per il lavoro di intermediazione svolto da Fusco e firmare un preliminare di vendita dando come acconto, attraverso l’avvocato, un assegno che portava a un conto estinto nel 2010.

A dare il via all’indagine del pubblico ministero Daniele Rosa, nell’aprile di quest’anno, sono stati i proprietari dello stabilimento balneare che nonostante le rassicurazioni di una copertura economica sull’assegno dato alla sottoscrizione del preliminare, nei mesi successivi non hanno visto il becco di un euro.

Ora a distanza di sette mesi dalla denuncia, la procura ha chiuso le indagini. L’accusa nei confronti di entrambi gli indagati, Fusco e Chiti, è quella di truffa aggravata in concorso commessa con l’abuso di prestazione d’opera professionale. Tutti e due nei prossimi giorni potrebbero fare richiesta di essere interrogatati per chiarire la loro posizione davanti al pm prima che lo stesso magistrato chieda per gli indagati il rinvio a giudizio. Prima del finale, insomma, potrebbero esserci nuovi colpi di scena.

@fedelazzotti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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