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Montecatini

Pineta urbana condannata a sparire

La pineta in zona Gritta Parlanti, piantata 35 anni fa dai residenti nel quartiere
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La pineta in zona Gritta Parlanti, piantata 35 anni fa dai residenti nel quartiere

Residente contro la decisione di abbattere gli alberi a Grotta Parlanti: troppo semplice risolvere così la manutenzione

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MONSUMMANO. Una piccola pineta rischia di sparire, sollevando la rabbia dei cittadini. Succede in zona Grotta Parlanti. Lo denuncia in una lettera una residente, Silvia Balcarini. Il parco pubblico in questione, con alberi di alto fusto, giochi per i più piccoli e panchine, si trova tra via Berni e via Cavour, proprio di fronte alla scuola materna Lorenzini. Il verde è considerato pericoloso, e così il Comune di Monsummano ha deciso di abbatterlo. Scrive Balcarini: «Abito davanti a un piccolo parco pubblico, sebbene l'unico del quartiere, dove vennero piantumati dei pini circa 35 anni fa, dai nostri nonni, per dare decoro al parco in abbandono. All'epoca era totalmente di proprietà privata, adesso appartiene per una parte allo stesso privato e per una larga parte al Comune. Il parco negli anni è stato sempre frequentato dai bambini della scuola e del quartiere, dai loro familiari, perché sempre presenti giochi e panchine. Essendo una pineta tutti trovano refrigerio anche nelle giornate più assolate, dato che come tutti sanno la temperatura in pineta viene mitigata dagli alberi».

Quindi la spiegazione di ciò che sta avvenendo: «Negli anni il Comune ha provveduto alla manutenzione e noi della strada abbiamo contribuito a tenere pulito dagli aghi e dai rifiuti lasciati in terra. Da qualche anno si ritiene che i pini siano un pericolo costante per cose e persone. Si dà la colpa al vento forte e al cambiamento climatico. Adesso arriva la comunicazione che i pini verranno abbattuti, ovviamente solo quelli di proprietà pubblica. Decisione condivisibile o meno (mangiando, un boccone può andare di traverso, ma nessuno di noi si sognerebbe di smettere di alimentarsi). Si decide quindi di togliere gli alberi anziché prendersene cura, ma si sa, la manutenzione costa e costa ancora di più al sindaco prendersi delle responsabilità, meglio quindi farle prendere al tecnico. Ci si asserva quindi al dirigente che dalla sua alta analisi deduce che il taglio risolve. Un po' come certificare che vivendo in tenda siamo al riparo dai terremoti».

«Al di là della decisione presa - prosegue la residente - quello che lascia esterrefatti è che non è prevista una data certa per la nuova piantumazione di alberi ritenuti sicuri. Cioè non si prende una decisione avendo un quadro generale, presente e futuro, ma agendo alla giornata e poi si vedrà: quasi in un regime di emergenza, che ovviamente non c'è». Quindi due domande: «Amministrare non dovrebbe significare pianificare prima di prendere delle decisioni? Perché non si poteva aspettare il nuovo anno e mettere a bilancio la spesa dei nuovi alberi?». Chiude Balcarini: «Il messaggio che manda questo piccolo evento è che la politica la può fare chiunque, perché certe decisioni, nette, affrettate e non lungimiranti, le può prendere chicchessia».

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