Il Tirreno

Montecatini

Quisisana in sicurezza, l'ex Paradiso resta in piedi

Giovanna La Porta
L’ex hotel Paradiso a Montecatini Alto ormai in completo degrado
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L’ex hotel Paradiso a Montecatini Alto ormai in completo degrado

La giunta risponde alle domande di residenti e negozianti di Montecatini Alto e annuncia a breve l’introduzione dei varchi elettronici e la cura del verde

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MONTECATINI ALTO. Varchi elettronici in dirittura di arrivo all’accesso della Ztl di Montecatini Alto. Lo hanno assicurato ai residenti il sindaco Giuseppe Bellandi, il vice sindaco Ennio Rucco e l’assessore ai lavori pubblici Franco Pazzaglini. Che, insieme al responsabile del comando dei vigili urbani Andrea Ghilardi e in collaborazione con la Pro Loco, nelle ex scuole del borgo medievale hanno incontrato i cittadini e gli operatori del commercio e del turismo.

La zona, da tempo, chiede più ascolto e maggiori garanzie di sicurezza. Ma anche più manutenzione del verde e una illuminazione adeguata. «Stiamo lavorando su ognuno di questi fronti – afferma Rucco – e abbiamo rassicurato i presenti sul nostro impegno per la valorizzazione e il rilancio del paese». Un motivo di preoccupazione dei residenti è costituito dal Quisisana, la ex clinica simbolo della Montecatini anni d’oro, abbandonata al degrado. «Metteremo al più presto in sicurezza la struttura – prosegue il vicesindaco – e anche per i dossi, la condizione dei cimiteri, le potature e l’illuminazione siamo a un passo dagli affidamenti. In corso pure il bando per i varchi. Verranno posizionati a inizio 2017».

Immancabile l’accenno alla vicenda dell’hotel Paradiso, sequestrato 21 anni or sono alla banda della Magliana. Il sindaco Bellandi ha ribadito che non potrà essere abbattutto perché, secondo le Belle Arti, ormai si è integrato nel paesaggio. Non solo: i costi per la demolizione supererebbero di gran lunga quelli necessari per la ristrutturazione. Di recente il Consiglio di Stato ha emesso una sentenza con la quale, di fatto, si mette la parola fine al contenzioso tra le banche (che vantavano ancora ingenti crediti nei confronti della ex proprietà) e l’Anbsc che ha sede a Roma, per avviare la riconversione a uso sociale.

Mentre qualcuno mormora che la gestione potrebbe essere affidata alla comunità di Sant’Egidio, non si esclude che l’associazione dei beni confiscati possa passare la patata bollente al Comune. Che, di certo, proverà a evitarlo. Perché per sistemare il plesso pare occorrano 15 milioni di euro. Di recente i residenti hanno anche inviato un nuovo esposto all’Associazione nazionale dei beni statali confiscati alla mafia. «L'immobile - scrivono - si trova in uno stato di degrado e abbandono totale e tutti gli interventi eseguiti fino ad oggi, atti a rendere il bene non accessibile agli estranei, si sono rivelati inutili».

 

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