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Montecatini

Le Terme di Montecatini ai privati? «Fatevi avanti»

L'amministratore unico delle Terme Carlo Brogioni e il cantiere delle Leopoldine
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L'amministratore unico delle Terme Carlo Brogioni e il cantiere delle Leopoldine

L’amministratore unico Carlo Brogioni illustra il percorso per il rilancio dell’azienda. Leopoldine investimento inevitabile

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MONTECATINI. Inizia con una riflessione sull’empatia, ossia sulla buona pratica di «cercare di comprendere le ragioni degli altri, mettersi nei loro panni, per il raggiungimento di un obiettivo comune che tenda a far ottenere un risultato positivo per se stessi tramite il bene altrui». Una lunga riflessione che l’amministratore unico delle Terme Spa, Carlo Brogioni, affida a una pagina Facebook montecatinese per spiegare quali possono essere (secondo lui) le strade per il rilancio della principale “azienda montecatinese”. Lo fa in risposta a un decalogo postato sulla stessa pagina (“Terme, cittadini di buon senso”, moderata da Gino Biondi) da un rappresentante di “Montecatini per le Terme”, il comitato di imprenditori locali sorto alcuni mesi fa per cercare di intervenire nella gestione (o nell’acquisto) delle Terme, o di pati di esse.

La premessa di Brogioni introduce una domanda: «È pronta Montecatini per un percorso che parta da queste condizioni?». E quindi entra nel concreto.

Basta accuse. «Non si può non partire dalla constatazione che Montecatini ha avuto in dono dal creato una posizione invidiabile e le acque forse migliori del mondo - riflette Brogioni - si tratta allora solo di utilizzare queste risorse con intelligenza cercando di tradurle in veicolo di benessere per i suoi cittadini, eliminando le scorie che l’hanno portata a una fase di criticità impensabile in un territorio di così alto potenziale. Cerchiamo dunque di individuare la via per il recupero delle posizioni che ci competono, trascurando al momento a chi debbano essere ascritte le responsabilità della situazione attuale».

Sanare i debiti e riqualificare gli immobili. Quindi passa a illustrare il progetto su cui si basa, secondo lui, la “resurrezione”. «Tutt’altro che facile - ammette - ma impone che vi siano le risorse economiche per sanare le posizioni debitorie e per riqualificare gli immobili strategici ed ammodernare le attrezzature e gli impianti. Il tutto al precipuo scopo di consentire che la clientela catturata con una efficiente campagna promozionale possa essere conservata, ed anzi sempre più incrementata, evitando l’effetto boomerang di una campagna poggiata esclusivamente sull'effimero di una notorietà senza sostanza alla stregua di un palazzo senza fondamenta».

Leopolodine: si può fare. Il primo traguardo (ammodernamento e promozione) l’amministratore spera possa essere raggiunto «con le risorse che il Cipe destinerà al Comune di Montecatini». Poi dovrà seguire «il completamento delle Leopoldine, e cioè dell’opera incompiuta che da sola può dare un senso all'intero progetto di recupero dell’antico splendore che ha reso famosa la città. Questo obiettivo è stato ritenuto ampiamente raggiungibile proprio da soggetti di grande levatura professionale che hanno anche mostrato un deciso interesse alla gestione di quel particolare settore, ritenendo che, secondo calcoli statistici poggiati sulla diretta esperienza, potrebbero consentire l'acquisizione di nuova clientela nell'ordine di 200.000 persone l’anno».

I soldi? Dai privati. Ma chi ha io soldi per realizzare questo progetto? Per Brogioni «pare difficile che tali soggetti possanoessere individuati negli attuali soci (Regione Toscana e Comune di Montecatini), perché ciò è impedito da una legislazione figlia del difficile momento economico che stiamo atraversando. Ed infatti il decreto Madia fissa il principio (in determinate condizioni) della dismissione delle partecipazioni detenute da enti locali, sia per mancanza di risorse, sia per carenza di imprenditorialità, visto che tutte o quasi tutte le società detenute da tali soggetti sono in perdita. D'altronde le società termali, se sono inserite nella filiera dell’assistenza sanitaria, ben difficilmente possono coniugare assistenzialismo con profitto, mentre ciò è certamente possibile per un privato, come l’esperienza ci insegna».

La città si interroghi. Ed allora non è difficile prevedere che «Il futuro termale, tenderà alla privatizzazione». Ed ecco che, secondo l’au, a questo punto la città si dovrà interrogare: «Siamo in grado di costruire anziché solo criticare? Domanda che ne sottintende altre due: con la prima ci si chiede se abbiamo le risorse finanziarie e professionali, e la seconda se siamo capaci di fare squadra».

A ciascuno i suoi compiti. Quest’ultimo punto è ritenuto fondamentale, perché impone ai cittadini di vivere in simbiosi con le sue terme, curando al contempo la propria salute fisica e la salute finanziaria della società che le gestisce; al mondo imprenditoriale di raggiungere l’obiettivo dell’economicità della loro gestione anche attraverso la promozione e la vendita dei servizi e dei prodotti termali; alla società Terme di formare adeguatamente i propri dipendenti, elevando la loro cultura d’impresa, o meglio la loro cultura senza altre aggettivazioni, in modo da garantire professionalità e cortesia nei confronti della clientela; infine ai media una critica costruttiva e non distruttiva come sta accadendo da tempo».

Fatevi avanti. Per chiudere, un invito abbastanza esplicito a non fermarsi alle chiacchiere e arrivare ai fatti; «Se Montecatini per le Terme sarà in grado di raccogliere il consenso attorno a sé delle intelligenze migliori e più aperte - scandisce Borgioni - la società che oggi rappresento sarà ben felice di collaborare per un percorso comune».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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