«Il teatro riaperto senza agibilità»
La Lega fa notare che al “Pacini” manca il certificato antincendio
PESCIA. Dopo un anno di inattività, giovedì scorso il sipario del teatro Pacini si è rialzato su “Human”. Lo spettacolo che affronta il tema delle migrazioni dell'uomo, dall'antichità ai giorni nostri, con Lella Costa e Marco Baliani, ha aperto - e con un discreto successo di pubblico - la stagione di prosa di Alfea Cinematografica. Gli spettatori hanno goduto dello spettacolo, in un teatro certamente rinnovato, ma ancora sprovvisto del certificato di prevenzione incendi (Cpi), attestato che certifica il rispetto della normativa prevenzione incendi, ossia certifica la sussistenza dei requisiti di sicurezza antincendio. Proprio la mancanza di tale certificazione era stata indicata, già nel settembre del 2015, dall'assessore Barbara Vittiman, tra le motivazioni che imponevano la chiusura del teatro, dal momento che non sussistendo le condizioni di sicurezza, un'apertura della struttura sarebbe stata contraria alla legge. Da qui la necessità di eseguire lavori di manutenzione ordinaria, oltre alla revisione completa dell'impianto elettrico seriamente danneggiato e il ripristino della scala antincendio, ma la certificazione di conformità non c'è ancora. Almeno formalmente. Spetterà alla commissione comunale, dopo tutti gli accertamenti del caso, rilasciarla o rimettere il giudizio ad una più competente commissione provinciale. Questo non vuol dire che il teatro non abbia i requisiti per ottenerlo, ma semplicemente che l'iter procedurale avviato un anno fa non è stato ancora completato e solo a conclusione di quest'ultimo il teatro si potrà definire "sicuro" anche sotto il profilo formale. Proprio in ragione di ciò il consigliere leghista Oliviero Franceschi ha presentato un'interrogazione in cui paventa la possibilità che il sindaco «dovrà firmare in deroga per salvare la stagione, cosa che fecero anche i suoi predecessori, i quali però non chiusero il teatro, predisponendo opere compatibili con la stagione teatrale e soprattutto senza fare questo baccano». La necessità della firma in deroga, che sarebbe l'assunzione di responsabilità da parte del sindaco, scatterebbe solo di fronte al parere negativo della commissione al termine della procedura o allo scadere di una tempistica entro la quale venissero richiesti, sempre da parte della medesima, ulteriori adeguamenti oltre quelli già effettuati. La Lega assume per certa la negazione del Cpi e ricorda al primo cittadino «il dovere di attivarsi per conseguire la preziosa certificazione» sottolineando il rischio di un contenzioso con il nuovo gestore «che potrebbe rivendicare la presenza del Cpi come un suo diritto».
Maria Salerno
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