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Marco Nardini diventa “maestro artigiano”

Marco Nardini diventa “maestro artigiano”

Il mago della pietra serena riceverà il riconoscimento domani alla Camera di commercio

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PESCIA. "Maestro artigiano nella lavorazione di pietre e marmo". E' il riconoscimento che la Camera di Commercio di Pistoia ha conferito a Marco Nardini, titolare della cava Nardini di Vellano. Si tratta di una qualifica che la Camera di Commercio attribuisce ad un'impresa artigiana del settore dell'artigianato artistico o tradizionale.

«Sono felice per questo premio - ha commentato Marco Nardini, che domani lo ritirerà nella sede della Camera di Commercio insieme a un pasticcere pratese - ma si tratta di un riconoscimento che spetterebbe più a mio padre che ha fatto questo mestiere per una vita».

La cava Nardini, infatti, fu acquistata da Germano Nardini nella seconda metà degli anni 60, prima ancora che Marco nascesse. Oggi rappresenta l'unica cava attiva di tutta la provincia, non solo per quanto riguarda il prodotto lavorato, che è la pietra serena, ma in generale non ci sono più cave che lavorano alla maniera "tradizionale".

Poche sono le tecnologie che Nardini ha introdotto nella sua "bottega": frese a bandiera per tagliare la pietra serena, mole elettriche e martellini ad aria compressa, ma nessun macchinario a controllo numerico o altra tecnologia sofisticata.

«Sono stato io a non volere la tecnologia - ha spiegato Nardini - perché in questo modo si perderebbe la peculiarità della lavorazione, quella che ci rende orgogliosi nonostante la difficoltà di restare sul mercato». Il futuro dell'artigianato, specie in questo settore, per Nardini è tutt'altro che roseo. «Io ho iniziato ad imparare questo mestiere a 10 anni, forse anche prima - racconta - prima c'era la figura del ragazzo di bottega, che spesso non veniva nemmeno pagato, ma che rubava con gli occhi i segreti del mestiere, oggi non puoi più prendere dei ragazzi per formarli». Dopo aver ricevuto la qualifica, stando al regolamento della Camera di Commercio, il maestro artigiano può svolgere attività di docenza e di tutor per la formazione pratica degli allievi nei corsi organizzati. «Ne sarei felice - ha commentato Nardini - ma bisognerebbe che oltre alla formazione, si garantisse un futuro a questi ragazzi. Oggi il vecchio adagio secondo cui si impara l'arte e si mette da parte non è più valido. L'arte andrebbe messa a frutto e le istituzioni dovrebbero tutelare l'artigianato, che per definizione è qualcosa che va fatta a mano, ma paradossalmente proprio quello che rende un prodotto unico lo penalizza dal punto di vista della competitività, perché abbattere i costi quando si lavora a mano è molto difficile, ecco perché il settore necessità più di altri di tutele». (m.s.)

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