Meteo
L’aria che si respira? Quasi come in Cina
Dalla Valdinievole a Pistoia e fino a Prato: per l’Oms sono tutte aree che devono cambiare le loro politiche ambientali
PISTOIA. L'aria che si respira nella nostra regione non è buona. Non solo. Nella piana lucchese, in Valdinievole e nella piana che va da Pistoia a Firenze raggiungiamo il triste primato di essere tra i peggiori d'Europa. Come noi in Italia c'è solo la Pianura Padana, ma se prendiamo come pietra di paragone l'intero continente europeo ci troviamo “in buona compagnia” - si fa per dire – solo con il sud della Romania e la zona della Serbia, che cerchia di mal'aria i territori delle città di Belgrado, Sabac e Novi Sad. Cina e India fanno ancora peggio, ma l'Europa occidentale respira un'aria decisamente migliore.
La foto dell'Oms e il freno a mano dell'arpat. Lo dice l'Organizzazione mondiale della sanità. La foto satellitare resa nota dal massimo osservatorio planetario sulla salute descrive una situazione inequivocabile. E' il colore “arancione scuro” che ci inchioda. Sono la piana lucchese, la Valdinievole e la piana che va da Pistoia e Firenze le aree molto inquinate. Fermi tutti, però. Nessun allarme sanitario. Le istituzioni pubbliche cambino politiche ambientali, dice l'Oms. Ma ce ne corre da quando la scorsa primavera tirarono subito il freno a mano dagli uffici dell'Arpat. «Niente di preoccupante», dissero alla pubblicazione del rapporto annuale sull'aria che si era respirata nel 2015. Ma i valori registrati sono peggiori dell'anno precedente. «Tutta colpa di quel lungo periodo da Natale ai primi dell'anno», fecero notare i tecnici regionali. Un mix micidiale «dove l'alta pressione si è abbinata alla mancanza di vento». La conseguenza? Tutti i limiti dell'inquinamento schizzati verso l'alto. Ed è sempre verso la fine dell'anno che la situazione si complica.
Mal'aria in Lucchesia-Valdinievole, Montale e Prato. Comunque per il 2015 i danni maggiori per i nostri polmoni e per la salute dei nostri occhi si sono registrati nella piana lucchese (e di conseguenza in Valdiievole, che condivide con Capannori la centralina di rilevazione delle polveri sottili), a Montale (e dunque Pistoia e la PIana) e Prato. Anche se il rapporto pubblicato dall'Arpat sulla qualità dell'aria sembrava a prima vista rassicurante. La media dei valori dei Pm 10 e Pm 2.5 - le particelle infinitesimali di inquinamento che escono dai tubi di scappamento delle auto e dagli impianti di riscaldamento delle case, oltreché dai fuochi accessi con la legna in campagna - non ha mai superato i limiti nelle 30 centraline regionali. Mai fidarsi troppo delle medie, però. Come diceva lo scrittore americano Charles Bukowski anche “un uomo con la testa nel forno acceso e i piedi nel congelatore statisticamente ha una temperatura media”. Infatti poi, quando si analizza il limite dei 35 sforamenti giornalieri dei Pm 10, alcune centraline schizzano in cima. E finiscono sotto imputazione le due stazioni lucchesi di Capannori (68 sforamenti) e Michelotto (52 sforamenti), la centralina di Montale nel Pistoiese (57) e via Roma a Prato (40). Ma nella Lucchesia l'allarme smog non ha concesso tregua nemmeno nei primi mesi del 2016 quando già i primi di febbraio erano stati raggiunti i primi 15 sforamenti da Pm 10 nella principale centralina di rilevamento, quella di via Piaggia a Capannori. Con la conseguenza che i Comuni di Lucca, Capannori, Porcari, Altopascio e Montecarlo impedirono l'accensione dei caminetti e delle stufe alimentati a biomassa e invitarono i cittadini a cambiare i vecchi impianti di riscaldamento a gasolio. A Pistoia, invece, occhi puntati sulla centralina di Montale. Che nel solo mese di gennaio di quest'anno ha raggiunto i 13 sforamenti da Pm10. Non arriva niente di rassicurante nemmeno dal livello di ozono che ha sforato spesso i limiti (nell'80 per cento della rete). E in questo caso la centralina di Montale – sempre lei - se la contende al secondo posto con quella di Settignano per aver abbondantemente superato i 120 sforamenti giornalieri.
I comuni in ordine sparso. E il contrasto dei Comuni? In ordine sparso. O meglio. Si segue l'onda dell'emergenza cercando di coordinarsi con i Pac (Piani di azione comunale). Come la piana lucchese a San Silvestro e i primi giorni dell'anno. Poi però è tornato il vento, le nebbie impregnate di fattori inquinanti si sono diradate e non se n'è fatto più di nulla. In attesa della prossima emergenza. Che ha tutta l'aria di voler tornare con il prossimo inverno.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
