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Neonato morto, l’Asl non paga. «Spetta all’assicurazione»

Neonato morto, l’Asl non paga. «Spetta all’assicurazione»

PESCIA. Il neonato, venuto al mondo il 23 ottobre 1999 all’ospedale di Pescia, morì due mesi dopo (il 22 dicembre) al Meyer, per la negligenza di una ginecologa pesciatina (ora in pensione), che nel...

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PESCIA. Il neonato, venuto al mondo il 23 ottobre 1999 all’ospedale di Pescia, morì due mesi dopo (il 22 dicembre) al Meyer, per la negligenza di una ginecologa pesciatina (ora in pensione), che nel 2002 patteggiò un anno per omicidio colposo.

Ma i genitori (residenti a Quarrata) sono ancora in causa con l’Asl per il risarcimento in sede civile, quantificato dal tribunale di primo grado in 140.000 a testa (stessa cifra per il fratello del piccolo). Che però l’Asl non vuole pagare, sostenendo che il dovuto spetta all’assicurazione. L’ultima parola sulla vicenda l’ha avuta la Corte d’Appello, che nella sentenza del 30 giugno scorso, dopo il ricorso dei legali dell’azienda sanitaria, ha confermato l’entità del risarcimento per i genitori, mentre ha accolto l’istanza per il fratello 18enne, con la motivazione che non si può essere certi che possa restituire quei 140.000 euro nel caso la Cassazione ribaltasse la sentenza in favore dell’Asl.

La stessa azienda dice la sua sulla vicenda: «L'episodio risale al 1999 quando le aziende sanitarie avevano contratti con compagnie assicurative per la gestione dei sinistri. È la compagnia assicurativa quindi a dovere risarcire il sinistro. È evidente che in questo caso specifico la compagnia, in quanto unico soggetto che provvede al pagamento del risarcimento, intende aspettare la decisione della Cassazione. Una parte consistente del risarcimento dovuto è già stata liquidata dalla compagnia assicurativa. È oggetto di ricorso in Cassazione una quota residua di 420.000 euro relativa al danno tanatologico. Il ricorso si basa, infatti, su una sentenza delle Sezione Unite della Cassazione, che nega la risarcibilità di questa voce di danno. Tale sentenza è del 2015 ed è successiva a quella della Corte d'Appello».

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