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Rossetti: stanco ma felice La festa per l’oro olimpico
Prima al tiro a volo Pieve a Nievole-Montecatini, poi al ristorante, quindi al Sesana Serata evento venerdì sera a Ponte Buggianese. E lui: «Ancora non ci credo»
PONTE BUGGIANESE. Tutti lo vogliono, tutti se lo contendono. Sono giorni di grandi festeggiamenti per Gabriele Rossetti, il 21enne atleta di Ponte Buggianese che sabato sera ha vinto la medaglia d'oro alle Olimpiadi di Rio de Janeiro nel tiro a volo, specialità skeet. Il giovane, tesserato per le Fiamme Oro, è tornato in Valdinievole nella mattinata di Ferragosto. E per tutta la giornata ha ricevuto l’affetto e la riconoscenza del nostro territorio, che non proprio tutti i giorni vanta un concittadino sul gradino più alto del podio olimpico.
La prima tappa di Gabriele Rossetti è stata al tiro a volo Pieve a Nievole-Montecatini, gestito dal babbo Bruno (già medaglia di bronzo nello skeet a Barcellona ’92) e da mamma Isabelle, l’impianto di via Ponte dei Bari che l’ha visto crescere (non solo nello sport) e dove è diventato un campione della sua specialità. Visibilmente emozionato, è stato accolto da applausi, abbracci e baci, e dallo sventolìo di diverse bandiere italiane. A congratularsi con il tiratore c’erano anche i sindaci di Ponte Buggianese e Montecatini, Pier Luigi Galligani e Giuseppe Bellandi, e il vicesindaco di Pieve a Nievole, Salvatore Parrillo.
Altro momento speciale al ristorante Que Bischeri nella vecchia via del Fossetto a Cintolese, dove era stata organizzata una cena a sorpresa per il medagliato olimpico, che poco dopo le 20 è entrato all'interno del locale mentre risuonava l'inno di Mameli. Tra foto, video e battimani. Il 21enne, arrivato insieme a mamma Isabelle e alla fidanzata Deborah, è stato sommerso non in senso figurato dall’entusiasmo degli amici più stretti. «Piano piano mi sto rendendo conto di avere la medaglia d’oro al collo, ma ci sto mettendo un po’ di tempo - ha detto al Tirreno Gabriele Rossetti - già partecipare alle Olimpiadi era un sogno, un sogno che poi si è trasformato in obiettivo. Io ho cercato di dare il massimo di me stesso senza avere rimpianti, e alla fine ce l’ho fatta, non ho mollato mai ed è arrivata la medaglia d’oro. E non si può desiderare di meglio».
Un passo indietro, tornando alla gara: «Avevo belle sensazioni, era dall’inizio dell’anno che mi preparavo - ha proseguito il 21enne - e allora perché non puntare all’oro? Mi ha aiutato molto lo stato mentale in cui mi trovavo: l’ho pensata un piattello alla volta, senza voler strafare, e la concentrazione mi ha portato a non sbagliare mai, questo è stato l’elemento vincente. Poi quando hanno chiamato il mio nome, mi sono girato verso gli spalti, ho visto tutte quelle persone, tutto il calore dell’Italia, i ragazzi e le ragazze della nazionale, il presidente della Federazione italiana tiro a volo (Luciano Rossi, ndr), il presidente del Coni Giovanni Malagò. Allora mi sono tranquillizzato e caricato allo stesso tempo. Forse questa è stata la molla che mi ha fatto vincere».
Dalla commozione nel sentire l’inno d’Italia (Gabriele, sul podio, aveva gli occhi piuttosto lucidi), ai festeggiamenti iniziati al villaggio olimpico di Rio. «A Casa Italia è stato spettacolare - racconta Rossetti - ho rivisto me stesso sul grande schermo rompere l’ultimo piattello decisivo. Tutti i compagni di nazionale mi aspettavano, il grande applauso, la bottiglia di champagne stappata e i brindisi. Una cosa indimenticabile. Ed è da qualche giorno che non dormo». Poi il ritorno in Valdinievole, e altre feste. Al tiro a volo, al ristorante, ma anche all’ippodromo Sesana di Montecatini in occasione dei suoi 100 anni e del Gran Premio di Ferragosto. Domani sera alla cena contadina dello Spazio Festa, tra via Empolese e via Cantarelle a Pieve a Nievole. E poi la serata evento in piazza del Santuario a Ponte Buggianese, prevista venerdì sera a partire dalle 21, con la consegna di un riconoscimento all’azzurro. Ancora Rossetti: «Questa medaglia è una carica in più, dovrò ora difendere il titolo italiano e quello mondiale, tra settembre e ottobre. Ma le Olimpiadi mi hanno insegnato a non mollare mai, a dare tutto, a metterci il cuore e l’orgoglio. Dopo Rio sono il numero 1 nel ranking mondiale, ho una nuova consapevolezza nelle mie potenzialità, grande fiducia. Sono campione olimpico, anche se ancora non ci credo».
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