Il Tirreno

Montecatini

Alberto-story, in mille riempiono il Tettuccio

Giovanna La Porta
Alberto Lapenna con Paolo Del Debbio (Foto Nucci)
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Alberto Lapenna con Paolo Del Debbio (Foto Nucci)

Montecatini, Lapenna presenta il libro sui suoi 40 anni di politica locale, tra Pippo Baudo e Al Bano

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MONTECATINI. Istrioni si nasce. E gli istrioni non hanno età. Alberto Lapenna, allo stabilimento Tettuccio che è anche un po' suo, ha presentato i suoi primi “40 anni di politica tra cronaca e storia”. Sabato pomeriggio, 7 maggio, molto prima delle 18, è iniziata la passerella dei politici, degli amici del mondo dello spettacolo, dei montecatinesi. In anticipo anche Pippo Baudo: «Amo questo stabilimento. Alberto è un grande. Simpatico e intelligente, parla un italiano originale, un misto tra squinzanese e toscano. “Serata d'onore”? Trasmissione indimenticabile, merito anche di Lapenna. A Montecatini invitatemi sempre. Il libro? Non vedo l'ora di leggerlo». A festeggiare Lapenna, almeno mille persone, 500 sedute, le altre tutte in piedi tra le colonne per seguire lo show. Conduttore, il giornalista Massimiliano Lenzi.

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Amatissimo. Tra gli special guest, Al Bano che dopo la presentazione ha tenuto un concerto in onore dell'amico di sempre: «Che dovesse scrivere un libro era destino, un destino contenuto nel suo cognome». In prima fila, con Al Bano, la moglie e compagna di vita Vincenza, il sindaco Giuseppe Bellandi, i il primo cittadino di Squinzano, Cosimo Niccoli. E poi Deborah Bergamini, Anna Maria Bernini, Giovanni Donzelli, Mauro Alfieri, Mario Maffucci, Antonio Tajani, Manuel Vescovi, il sindaco di Arezzo Alessandro Ghinelli, Stefania Craxi (che Lapenna cita nel suo libro per l'attaccamento alla città, dimostrato con la trasmissione “Serata d'onore”, della quale era produttrice). La Bergamini non ha dubbi: «La cosa che ammiro di Alberto è la determinazione». Tajani esclama: «È uno di quei colonnelli che non si dimentica mai di fare il soldato. Lo ha fatto da sindaco e ora da coordinatore di Forza Italia».

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Congiure e trasformismi. Lapenna, sindaco negli anni in cui la città raggiunse la sua massima notorietà proprio grazie alle trasmissioni di Mamma Rai, nel suo libro (prefazione di Paolo Del Debbio) ricorda e si confessa, ripercorrendo diverse stagioni. Da quelle dello strappo tra Pci e Psi a quelle dell'accordo tra Dc e Psi che, nella città termale, anticipò il patto stretto a livello nazionale da Craxi. Lapenna si toglie qualche sassolino, a partire dalla “notte dei lunghi coltelli” del 4 luglio 1990. L'elezione del primo cittadino, ancora, non era diretta. Così Lapenna, a dispetto di un plebiscito elettorale in suo favore, si trovò a cedere la prima poltrona della sala consiliare ad Amedeo Bartolini. «La gente - scrive nel libro - quella per cui facevo politica, doveva sapere la verità. Feci un respiro profondo e cominciai». A ruota libera, fino al suo atto di disobbedienza del 2013, quando decise di indire le primarie contro le direttive del partito. «Tante preferenze si ottengono per due ragioni - assicura Del Debbio - o perché si è delinquenti o perché si lavora per i cittadini. Lapenna ha fatto sempre molto per chi amministrava, per questo veniva scelto».

Le verità nascoste. Alberto scrive pagine in favore di Lenio Riccomi, sindaco «vittima di un linciaggio sociale e giudiziario». Spende poi parole in favore di Simone Galligani, imprenditore che ha investito nel basket locale, per cercare di salvarlo, «ma non ha mai avuto nemmeno un grazie». Poi chiama Ramon “il King”. E rivela: «Il Maggiomirò resta l'evento del quale vado più orgoglioso».

Una macchina da preferenze. Così lo definisce Del Debbio, che aggiunge: «Quando non c'erano nominati, quando chi ti votava ti sceglieva tra gli altri candidati, lo faceva perché ti conosceva e si fidava di te.

Tognazzi e Grillo. Alberto ricorda le nottate trascorse con Beppe Grillo e Ugo Tognazzi. «Grillo, in Cascina, si lamentava del conto troppo alto. Come se avesse qualche volta pagato nei locali di Ramon». Poi assicura: «Non ho fatto affari, ho solo una casa dove risiedo dal 1975, comprata con un mutuo da Enrico Del Rosso. Ho sempre avuto la politica nel sangue».

E a suggellare la serata, Al Bano che canta “Felicità”.

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