L’ora della rabbia: ci hanno presi in giro
Dopo la cessione dello storico “brand” l’amarezza dei lavoratori e la durissime parole della Cgil: si devono vergognare
PIEVE A NIEVOLE. Saranno questa mattina in piazza Giusti a Monsummano i 45 dipendenti della Balducci Spa licenziati il 23 marzo scorso. Per loro un triste 1° Maggio: più che una Festa dei lavoratori, sarà una giornata densa di angoscia. Continueranno a far sentire la loro voce in faccia a chi ha venduto lo storico marchio di calzature per bambini a un'azienda (la Asso Spa con sede a Fermo, nelle Marche) che non fa mistero di produrre in Estremo Oriente.
La cessione del solo brand era nell'aria, venerdì nel tardo pomeriggio è arrivata l'ufficialità con un comunicato della stessa Balducci. Martedì le maestranze, insieme alle organizzazioni sindacali, hanno convocato un'assemblea nello stabilimento di via del Melo: la mobilitazione va avanti, nonostante tutto.
Durissima la reazione della Cgil. Il segretario generale Gessica Beneforti, e il segretario generale Filctem Cgil, Michele Gargini, in una nota attaccano la proprietà. "La notizia della cessione del marchio e delle licenze rappresenta purtroppo la pietra tombale sul futuro di 45 famiglie. La speranza di una possibile continuità produttiva e occupazionale si è infranta grazie alla irresponsabilità della famiglia Balducci. Rabbia e disprezzo non possono che essere i primi sentimenti che ci colgono verso un'imprenditoria che può solo vergognarsi per il comportamento tenuto in spregio ai lavoratori e alle istituzioni. E' ormai ben chiaro come questa operazione fosse stata pianificata da tempo e sostanzialmente conclusa anche quando ci si presentava falsamente disponibili alle istituzioni e alle organizzazioni sindacali, dichiarando ai collaboratori di una vita, le maestranze della gloriosa Balducci che fu, di considerarli una priorità assoluta".
Prosegue la Cgil: "Dove sta la trasparenza, l'onestà, la lealtà? C'è solo il disprezzo delle persone, delle istituzioni, della comunità tutta, lo sfregio della Carta Costituzionale, che enuclea tra i suoi principi fondamentali la responsabilità sociale dell'impresa”.
Il documento della Cgil dipinge gli attuali responsabili dell’azienda come persone preoccupate non della salvezza della fabbrica, per la quale invece i lavoratori si sono battuti persino partecipando tra l’altro ad un programma tv a Milano, sobbracandosi così una trasferta di 600 chilometri. "Vergogna! Vergogna! Vergogna! -chiude la nota- Difficile rassegnarsi a questo epilogo. Certo è che, unitamente alle istituzioni, faremo tutto quanto possibile per assicurare sostegno ai lavoratori e alle loro famiglie".
«Ci hanno preso in giro». Lo afferma anche Franco Mancini, responsabile del magazzino alla Balducci. «Evidentemente per loro non c'era altra soluzione: avevano già deciso tutto, non c'è mai stata una trattativa né con noi né con la Regione, non c'è mai stato un vero confronto e dei veri interlocutori. E poi non vogliono ammettere gli errori che hanno commesso: hanno creato una situazione drammatica, portando la nave ad affondare e riuscendo a salvare l'unica cosa salvabile, ovvero il marchio».
La Regione tace. Per ora da Firenze nessun cenno. Eppure giovedì 5 maggio c'è in agenda a Palazzo Strozzi Sacrati una riunione tra la Balducci e il consigliere toscano al lavoro, Gianfranco Simoncini. Un incontro che a questo punto diventa inutile. Sempre giovedì l'assessore regionale alle attività produttive, Stefano Ciuoffo, sarà a Monsummano per un tour in alcune aziende: chissà che non colga l'occasione per incontrare i lavoratori e la proprietà della Balducci.
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