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Adolescente molestata in Padule durante una passeggiata in bici
Chiesto il rinvio a giudizio per violenza sessuale del suo aggressore, un sessantasettenne di Larciano. La ragazzina ha raccontato davanti al giudice quei terribili momenti e come era riuscita a fuggire
LARCIANO. Quando quel motocarro le si era parato davanti sbarrandole la strada, la sua passeggiata in bicicletta tra la rigogliosa natura del Padule si era trasformata all’improvviso in un incubo. Prima le allusioni sempre più pesanti, poi, dalle parole, quello sconosciuto era passato ai fatti, palpeggiandola ovunque e baciandola ripetutamente sulla bocca. Fino a cercare di costringerla a raggiungere un vicino boschetto per andare oltre. Nonostante la sua giovanissima età, la ragazzina era riuscita però ad evitare il peggio, mantenendo, pur terrorizzata, una lucidità tale da permetterle, con un trucco, di sfuggire al suo molestatore, raggiungere un punto di ristoro e chiedere aiuto.
Era il primo pomeriggio del 27 maggio 2014. Venerdì mattina, la vittima della violenza sessuale – allora non ancora quindicenne – ha ricostruito quei lunghi minuti di terrore davanti al gup del tribunale di Pistoia con una testimonianza nel corso dell’udienza preliminare che vede sul banco degli imputati il suo aggressore, un sessantasettenne originario della Campania e residente a Larciano. Per lui, il pm Claudio Curreli ha chiesto il rinvio a giudizio per il reato di violenza sessuale aggravata.
L’adolescente – anche lei residente in Valdinievole – ha raccontato come con la sua bicicletta stesse percorrendo i sentieri del Padule quando aveva visto arrivare quell’uomo alla guida di un Ape Piaggio. Prima, con il suo motocarro, aveva cominciato a fare avanti e indietro, passandole accanto, poi a girarle intorno, fino a fermarsi di traverso sul sentiero e bloccarle la strada. Lo sconosciuto aveva attaccato discorso, chiedendole cose banali, come il nome, di dove fosse. Poi le sue domande erano diventate sempre più intime e inquietanti, fino a quando le aveva chiesto se avesse mai fatto l’amore. E a quel punto le si era avvicinato, afferrandola, palpandola e baciandola. E strappandole di mano il cellulare per impedirle di chiedere aiuto (da qui anche la contestazione di rapina).
La ragazzina però, quando l’uomo aveva manifestato la sua intenzione di portarla tra gli alberi per avere un rapporto sessuale con lui, aveva avuto la lucidità sufficiente per ingannarlo: «Meglio quel casolare abbandonato là» gli aveva proposto. Così, mentre lui la seguiva con l’Ape per raggiungere quel posto più appartato, lei, in bicicletta, si era data alla fuga, riuscendo a raggiungere un punto di ristoro. Da dove, immediatamente, erano stati chiamati i carabinieri e i genitori della ragazzina.
L’aggressore era poi stato identificato anche grazie allo spirito investigativo della giovane vittima e di suo padre. La ragazzina – dopo aver riconosciuto in un album di foto segnaletiche quella dell’uomo – si era ricordata che sul luogo dell’aggressione aveva gettato a terra il mozzicone di una sigaretta: padre e figlia erano tornati lì e l’avevano trovato e raccolto, per poi consegnarlo ai carabinieri. Il successivo esame del Dna aveva confermato la corrispondenza con l’uomo riconosciuto in precedenza attraverso le foto mostrate alla vittima dai carabinieri.
Ulteriore elemento di prova, le registrazioni dell’impianto di videosorveglianza di una colonica della zona, in cui si distingue il motocarro dell’imputato passare proprio nell’ora dell’aggressione denunciata dalla ragazza.
Al termine dell’incidente probatorio (la vittima era assistita dall’avvocato Fausto Malucchi, l’imputato dagli avvocati Cristiano Morandi e Filippo Lavorini) l’udienza è stata rinviata al prossimo 4 maggio per la discussione e la decisione sul rinvio a giudizio.
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