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Rifiuti interrati a Sorana, bonifica dai tempi lunghi
L’assessore all'ambiente di Pescia Marco Della Felice ha detto che l’indagine prosegue «ma non c’è urgenza e la nuova legge impone un certo iter». Insoddisfatta l’autrice dell’esposto
PESCIA. Sono ancora in corso le indagini giudiziarie per accertare eventuali responsabilità nell'abbandono e interramento di rifiuti speciali sotto l'ex campo sportivo di Sorana. Lo ha ricordato l'assessore all'ambiente Marco Della Felice, nel corso dell'ultima seduta del consiglio comunale di giovedì 10 marzo, rispondendo all'interrogazione che il consigliere dell'opposizione Angelo Morini (Percorso Comune) ha presentato sull'argomento.
Nell'interrogazione Morini ha chiesto di conoscere in che tempi verrà bonificato il sito in questione, indicato dal piano bonifica rifiuti della Regione Toscana del 1999 tra i siti da bonificare con priorità "a medio termine".
«Impossibile stabilire un cronoprogramma preciso e dare una data entro la quale il sito potrà essere bonificato - ha detto Della Felice - le indagini giudiziarie da parte della polizia municipale, attivate a seguito di esposti e notizie di stampa, sono tuttora in corso e bisogna attenderne l'esito, dopo di che agire sulla base della normativa in materia ambientale che nel frattempo è cambiata».
Stando alla particolareggiata relazione tecnica redatta dall'ufficio ambiente del Comune, infatti, se nel 1999 una delibera della giunta provinciale obbligava la stessa Provincia (quale organo competente) alla sistemazione della discarica, prevedendo la sola rimozione dei rifiuti sciolti nell'alveo del fosso, mantenendo quindi nel sito i rimanenti rifiuti interrati, previa esecuzione di lavori di sistemazine (che evidentemente non sono mai stati eseguiti), oggi occorre ripartire dalle indagini giudiziarie volte ad identifiacre il soggetto contaminatore.
«Qualora il responsabile non venisse individuato - ha spiegato Della Felice - il Comune dovrà intervenire in via sostitutiva, ma non prima di avere condotto delle indagini preliminari per la bonifica da affidarsi ad una terna di professionisti abilitati, effettuare i dovuti sondaggi».
Un iter procedurale lungo e articolato, che al momento non offre, come richiesto, garanzie sui tempi in cui tutto ciò verrà effettuato. Del resto è stato accertato, secondo la ricostruzione dei tecnici comunali, un rischio di inquinanmento potenziale, ma non un danno ambientale in atto. «E' comunque necessario un intervento di messa in sicurezza o bonifica - ha ricordato Morini leggendo quanto prescriveva il piano di bonifia regionale già 17 anni fa - cosa che chi ha redatto quella redazione sembra avere omesso».
Nel sopralluogo effettuato il 23 ottobre del 2015 i tecnici comunali certificavano "una situazione identica rispetto a quella certificata da Arpat nel 1997" vale a dire che l'abbandono di quei rifiuti non ha causato alcun danno ambientale e questo rende l'intervento "non urgente". «Gli amministratori pubblici devono stare attenti a non fare del falso allarmismo» ha concluso Della Felice, ribadendo che l'assenza certificata di un danno ambientale consente la possibilità che il sito venga bonificato senza urgenza.
Oltre a non avere soddisfatto l'interrogante, la risposta dell'assessore è risultata altresì deludente per Giuliana Sansoni, autrice dell'esposto. «Chiederci di aspettare ancora mi sembra offensivo - ha sottolineato la donna residente a Sorana - sono passati quasi 20 anni, che vuol dire "medio termine"? Il medio termine francamente mi sembra già scaduto, dobbiamo capire cosa è successo, capire se finora abbiamo bevuto acqua inquinata o no».
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