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Mefit, la tensostruttura sarà solo l’ultima spiaggia

di Maria Salerno
Mefit, la tensostruttura sarà solo l’ultima spiaggia

Il sindaco di Pescia Giurlani apre al dialogo con gli operatori sul trasferimento del mercato E c’è chi propone la costituzione di una società per acquistare l’immobile

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PESCIA. Il signor Mauro Cecchi, detto “batola” produce fiori dal 1948. Da molti anni li vende all’interno del Comicent, e non accetta, adesso, di essere spostato sotto un tendone, fuori dal fabbricato che negli anni d'oro vedeva arrivare acquirenti da tutto il mondo. «Se ci devono mettere fuori, tanto vale chiudere» ha detto ieri all’incontro che si è svolto nell’ex sala aste del mercato con sindaco, vertici Mefit, rappresentanti delle associazioni di categoria e numerosi operatori.

Il signor Cecchi non è l'unico a pensarla così. Per gli operatori del mercato l’idea di finire in una tensostruttura, in un'area esterna a quella del fabbricato principale, che rischia di chiudere a causa dei numerosi problemi di agibilità che presenta, è semplicemente inaccettabile.

«Armiamoci e partiamo. Facciamo sentire la nostra voce in Regione» propone qualcuno. «Acquistiamo un magazzino» suggerisce qualcun'altro. «Costituiamo una società con le banche e acquistiamo noi l’immobile» è un'altra proposta. Tante le soluzioni sul tavolo, pur di non finire “come campeggiatori” a fare contrattazioni fuori dalla struttura nota per ospitare uno dei più importanti mercati dei fiori d'Italia.

«Non è un progetto definitivo: ha spiegato il sindaco Oreste Giurlani agli operatori – Il progetto va fatto insieme a voi. Si tratta semplicemente del piano B, vale a dire il piano di riserva, da tirar fuori solo se il piano A, quello principale, che prevede di ottenere dalla Regione i soldi necessari a tamponare i problemi più urgenti di una struttura inagibile e non a norma, non dovesse andare a buon fine».

È' stato chiaro il primo cittadino. L’idea di costruire una platea esterna, che comporterebbe per il Comune un investimento di 500.000 euro per continuare, comunque, a garantire il servizio di commercializzazione all’ingrosso dei fiori rappresenta al momento solo l’extrema ratio, vale a dire il piano estremo se la Regione dovesse continuare a nicchiare su risorse promesse e mai elargite.

«Il messaggio che voglio farvi passare stasera – ha detto il sindaco – è che noi siamo per il piano A, vale a dire ottenere i soldi dalla Regione per la messa in sicurezza. E non sono solo a chiederlo, insieme a me c'è il sindaco di Viareggio, l’amministratore del mercato dei fiori di Viareggio, il distretto, i rappresentanti di Cia e Coldiretti (che rappresentano le 753 imprese che operano dentro il mercato). Ciò premesso il Comune è disponibile a studiare una soluzione alternativa, nel caso in cui dovesse succedere qualcosa che ci imponga di mettere alla porta tutti voi che lavorate qua dentro dall’oggi al domani».

In ogni caso, ha ricordato il sindaco, la Regione metterà a disposizione 300.000 euro, briciole rispetto alle necessità. Ma, come si dice, in tempi di crisi...

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