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Piscina e bagno romano, 13 milioni devono bastare
È la cifra che è stata inserita nel piano industriale per completare le Terme Leopoldine a Montecatini. Dibattito teso in commissione partecipate. Sensi chiede il concordato preventivo
MONTECATINI. Dovranno bastare 13 milioni di euro per concludere i lavori alle Terme Leopoldine. È questa l’indicazione che i soci Comune e Regione hanno fatto inserire nel nuovo piano industriale, che a gennaio sarà portato in approvazione all’assemblea. Ed è quanto emerso durante una burrascosa commissione consiliare società partecipate andata in scena la vigilia di Natale dove, nonostante il clima (esterno) di festa, nessuno ha risparmiato frecciate velenose incrociate.
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A sollevare il problema legato al reperimento dei fondi necessari a portare a termine i lavori alle Leopoldine è stato il consigliere del Movimento 5 Stelle Cristiano Berti, che ha letto alcuni atti ufficiali della società in cui si parla di 16,8 milioni per concludere gli interventi, a cui andrebbero poi sommati alcuni debiti che porterebbero il totale della spesa a 21,6 milioni.
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La risposta è arrivata dal vicesindaco. «Il progetto iniziale – ha detto Ennio Rucco – non è più realizzabile né sostenibile. Pertanto nel piano industriale si troverà scritto che il costo finale dei lavori non dovrà superare i 13 milioni (cifra che peraltro coincide con gli 8 del mutuo del pool di banche più i 5 provenienti dal Cipe, ndr). E con questa cifra dovrà essere fatto tutto, sia la piscina che il centro benessere e il bagno romano. Siamo già d’accordo anche con la Regione e porteremo il documento anche in consiglio comunale».
Ma per le opposizioni non era più tempo di clima conciliante. «In questa commissione – ha detto Andrea Quaranta, Forza Italia – era indispensabile la presenza del presidente della Regione, che dovrebbe preoccuparsi maggiormente delle nostre Terme».
«O la società – ha aggiunto Riccardo Sensi, Mi piace Montecatini – viene in qualche modo salvata, oppure non c’è altra strada di un concordato preventivo di continuità che, mettendo nelle mani del tribunale il piano di pagamento dei debiti, garantirebbe i livelli occupazionali e stralcerebbe una posizione debitoria ormai non più sostenibile».
Poi sono partite le sollecitazioni alla giunta. «Non dobbiamo attendere che la soluzione ci arrivi dalla Regione – ha proseguito Sensi – il sindaco prenda un’iniziativa e suggerisca soluzioni: smettiamola di restare supini verso un intervento che non arriverà mai».
«Non abbiamo nulla sul tavolo – ha rincarato la dose Cristiano Berti – e non si sa dove sono finiti i soldi e di che si parla nel piano industriale. Il sindaco allora dica se c’è almeno un piano B».
«Piani alternativi ne abbiamo sempre avuti – ha ribattuto Giuseppe Bellandi – e la linea resta quella di salvare il soldato Ryan».
«Se i 5 Stelle – ha aggiunto il suo vice Ennio Rucco – hanno un loro piano, lo dicano. Almeno Riccardo Sensi è stato chiaro e ha optato per il concordato preventivo, mentre dai grillini non arriva alcuna proposta sulle Terme. La priorità è cercare di uscire dalle secche e dare vere risposte alla città».
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