Italia
Nuovo vescovo stupito per una nomina inattesa
Prima lettera di monsignor Roberto Filippini alla sua comunità ecclesiale «Sarà difficile sostituire il mio predecessore qui a Pescia, ma ci proverò»
PESCIA. Una nomina inattesa, per l'età ormai avanzata. Ma non per questo accolta con minor gioia. Monsignor Roberto Filippini, 67 anni, nuovo vescovo di Pescia, ha firmato ieri la sua prima lettera alla comunità che guiderà come successore di monsignor Giovanni De Vivo, scomparso il 20 settembre scorso.
«Mi rivolgo a voi care sorelle e cari fratelli della Chiesa di Pescia – così inizia il messaggio – ancora stupito per l’inattesa nomina a vostro vescovo. Nel passato, più volte erano circolate voci su una mia possibile designazione episcopale e anche in questi mesi erano tornate a farsi sentire, ma le avevo sempre ritenute infondate e ultimamente incredibili anche a motivo dell’età. Se Geremia obietta alla chiamata del Signore “…sono giovane” ( Ger 1,6), io mi sentivo di dover dire: “sono ormai vecchio”, con i miei 67 anni sulle spalle. Invece Papa Francesco, che non finisce mai di sorprenderci e a cui va il mio grazie per la fiducia datami, ha ritenuto che fosse venuto il tempo per me di fare i bagagli e di trasferirmi dalla diocesi di Pisa a quella di Pescia».
Monsignor Filippini, attualmente cappellano del carcere di Pisa e rettore del Seminario arcivescovile della stessa diocesi, ammette: «Confesso che conosco poco Pescia, la sua storia e il suo territorio, pur essendo venuto più volte a tenere delle relazioni al clero e ai laici, invitato dagli uffici diocesani o dallo stesso vescovo Giovanni: conosco molti insegnanti di religione che hanno studiato all’Istituto superiore di scienze religiose di Pisa e molti giovani preti che mi hanno sopportato come insegnante allo Studio teologico interdiocesano di Camaiore e di cui ho un ricordo affettuoso».
Il nuovo vescovo ricorda con affetto il suo predecessore: «C’ero anch’io in piazza Mazzini il 24 settembre (giorno del funerale, ndr) a pregare per lui e a ringraziare con voi per il tanto bene che ha fatto nella nostra diocesi con una passione apostolica entusiasta e un sevizio generoso, senza risparmio, nella sollecitudine paterna verso tutti e specialmente verso i più deboli e i bisognosi e infine offrendo nella malattia una testimonianza limpida di grande coraggio, di fedeltà e di speranza cristiana. Mi ha commosso la presenza al suo funerale di così tanti fedeli, davvero una chiesa bella di pietre vive che ha voluto esprimere l’attaccamento amoroso e riconoscente a chi l’ha accompagnata come pastore per 22 anni: sarà difficile sostituirlo».
Nonostante la figura del predecessore, l'età e la scarsa conoscenza della realtà locale, monsignor Filippini non si perde d'animo: «Ci proverò» scrive.
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