Il presidio
«Fondiamoci con Chiesina Uzzanese»: l’intera amministrazione di Uzzano si schiera apertamente per il Comune unico
Ma l’iter è lungo: l’obiettivo è arrivare insieme alle prossime elezioni, fra 4 anni
UZZANO. Uzzano vuole la fusione con Chiesina Uzzanese. È un passo importante quello compiuto dall’amministrazione comunale uzzanese che ha deciso di esprimere in modo ufficiale la propria volontà di andare verso il Comune unico. È la prima amministrazione in Valdinievole che, senza tanti giri di parole, va oltre le varie dichiarazioni sulla necessità di dar vita a servizi comuni e di condividere le risorse. Basta con i campanilismi e con le scelte a metà. Un sì netto e deciso di tutta la maggioranza, a cui si è unito l’onorevole Edoardo Fanucci, che ha testimoniato il proprio appoggio alla causa. Adesso la palla passa a Chiesina Uzzanese che avrà l’onere di rispondere a quello che da parte dell’amministrazione Franchi appare un invito difficile da rifiutare.
«Riteniamo - commenta il sindaco di Uzzano, Riccardo Franchi - che i tempi siano maturi per dar vita ad un percorso comune e a un dibattito con la cittadinanza. La volontà di dar vita a un comune unico deriva da lunghe riflessioni e importanti passi che abbiamo compiuto negli anni. Con Chiesina Uzzanese abbiamo dato vita dal 2012 ad associazioni di servizi nel settore dell’urbanistica, dei servizi sociali e della ragioneria, scelte che hanno portato a importanti risparmi. È importante sottolineare il fatto che andar verso la fusione vuol dire che da parte nostra c’è la volontà di rinunciare a delle poltrone, a un po’ di potere in favore del bene di tutta la cittadinanza. Un unico comune porterebbe ad enormi vantaggi in termini di risparmi e di condivisione di risorse, per non parlare delle opportunità che ci sono da cogliere».
Difatti a livello nazionale sono previsti importanti contributi statali, nell’ordine di circa 250.000 euro l’anno, per i comuni che decidono di fondersi, per non parlare della possibilità di essere esclusi per alcuni anni dal Patto di stabilità. Insomma i due comuni valdinievolini avrebbero solo da guadagnare da una fusione.
La scelta poi di Chiesina viene quasi naturale. I due comuni erano infatti già stati uniti in passato. La scissione risale al 1963 e prima di tale data esisteva un solo ente. Inoltre i due territori hanno più o meno lo stesso numero di abitanti e, cosa da non sottovalutare, i conti in ordine. Insomma, nessuno fagocita nessuno e non c’è qualcuno che abbia bisogno di esser salvato. Una fusione però non si fa dall’oggi al domani. Anche presupponendo che Chiesina sia favorevole ci vorranno anni.
«È importante far capire - continua Franchi - che il nostro è un invito a dar vita a un dibattito a cui tutti i cittadini devono partecipare. E’ impossibile pensare a una fusione senza l’accordo delle persone». Come sta avvenendo per i comuni della montagna pistoiese, la scelta della fusione dovrebbe infatti necessariamente passare da un referendum. «Il primo passo - spiega infatti il vicesindaco, Dino Cordio - è la richiesta alla Regione da parte dei due consigli comunali di un referendum. Una volta avuto il via libera verrà indetto il referendum e partirà la campagna referendaria. Perché la fusione venga approvata è necessario che i sì prevalgano in entrambi i Comuni».
Insomma, difficile dare una tempistica anche se l’amministrazione si augura che alle prossime amministrative si possa andare a votare in un unico comune già formato. Di tempo ce n’è: 5 anni a Uzzano, 4 a Chiesina. Adesso serve la volontà di tutti, cittadini per primi.
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