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La Banca di Pescia non prevede nuovi matrimoni
Dopo il dietrofront alla fusione con la Bcc di Vignole il cda fa sapere che intende andare avanti per conto proprio
PESCIA. La Banca di Pescia resta sul territorio e rinuncia alla fusione con altri soggetti. Almeno per il momento. Tramontata ufficialmente la possibilità di un'unione con la Banca di Vignole e Montagna Pistoiese per non meglio precisati «motivi di natura tecnico-organizzativa nella realizzazione del piano industriale precedentemente concordato», il Cda di Banca di Pescia Credito Cooperativo fa sapere con una nota ufficiale che «al momento non sono ipotizzati altri progetti di fusione» e che, piuttosto «intende proseguire nella valorizzazione di professionalità e competenze interne, acquisite nel corso degli anni e che hanno reso possibile il raggiungimento di ottimi risultati sia in termini patrimoniali ed economici che di apprezzamento da parte della base sociale e della clientela».
Nemmeno all'indomani dell'annuncio della naufragata ipotesi di fusione con l'omologa pistoiese, la Bcc pesciatina fornisce spiegazioni più articolate circa le ragioni che hanno determinato la decisione. Semplicemente ribadisce la volontà di restare una banca sul territorio, a supporto del territorio.
«Banca di Pescia vuol continuare a supportare con il credito le iniziative imprenditoriali provenienti dal proprio territorio e ritenute portatrici di progetti validi - prosegue, infatti, il comunicato - sul lato sociale, altrettanto, Banca di Pescia conferma la sua attenzione verso enti e associazioni dalle quali raccoglie la volontà di tramandare la ricchezza di beni, di stili e di valori che caratterizza la nostra comunità».
Al contrario della “socia potenziale”, che ha ribadito «la propria disponibilità strategica ad effettuare operazioni di aggregazione con altre consorelle, rimanendo nel frattempo saldamente a presidio del proprio territorio di riferimento e a servizio dei propri soci e clienti». A prescindere dai reali motivi che hanno portato a ripensare il processo di fusione tra i due istituti di credito, considerazioni di natura politica devono avere avuto il loro peso.
Lo scorso 8 ottobre, il consiglio comunale di Pescia aveva approvato un ordine del giorno sulla questione. La premessa recitava: «pur comprendendo che le stringenti regole europee ed i conseguenti indirizzi della Banca d'Italia, spingano verso l'aggregazione di istituti minori, anche al fine di garantire adeguati requisiti patrimoniali, appare evidente che i percorsi aggregativi, a causa degli innumerevoli valori in campo, non possano prescindere da un adeguato confronto con le realtà locali».
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