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Montecatini

Salta il matrimonio tra le banche La sorpresa della Bcc di Vignole

Fa discutere il dietrofront, giustificato dal Credito di Pescia con ragioni «tecnico-organizzative» Secondo l’istituto quarratino si tratta invece di una «decisione unilaterale e immotivata»

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PESCIA. Addio alla fusione fra la banca di Credito cooperativo di Vignole e la Banca di Pescia. Tutto sembrava deciso. I consigli di amministrazione della Banca di Credito Cooperativo di Vignole e Montagna Pistoiese e della Banca di Pescia Credito Cooperativo, circa un mese fa, avevano approvato il progetto di fusione per l'unione dei due istituti da cui sarebbe nata la "Vpm Banca di Credito Cooperativo di Vignole Pescia e Montagna Pistoiese - società cooperativa". Poi, qualcosa dev'essere cambiato. Inaspettatamente. «Sopraggiunti motivi di natura tecnico-organizzativa nella realizzazione del piano industriale precedentemente concordato» è l'asciutta spiegazione fornita dal Cda della Banca di Pescia nel comunicare di aver abbandonato l’ipotesi di fusione con la Banca di Vignole e Montagna Pistoiese. Poche parole, che poco lasciano trapelare sulle ragioni reali del dietrofront. Una «decisione unilaterale e immotivata» secondo la Bcc di Vignole e della Montagna Pistoiese, che nella giornata di ieri, ha affidato ad un comunicato altrettanto stringato la replica alla consorella pesciatina. «Pur dispiaciuta per l’inaspettato esito della vicenda, la Bcc di Vignole e della Montagna Pistoiese conserva la propria disponibilità strategica ad effettuare operazioni di aggregazione con altre consorelle, rimanendo nel frattempo saldamente a presidio del proprio territorio di riferimento e a servizio dei propri soci e clienti».

Che sia stata la politica ad influenzare in qualche modo l'operazione finanziaria? Indubbiamente la vicenda è stata guardata con una certa "circospezione" dalla politica. Il consiglio comunale di Pescia ha persino votato all'unanimità un ordine del giorno per chiedere l'attivazione di un tavolo di confronto con i vertici dell'istituto, al quale avrebbero dovuto partecipare anche il sindaco e la conferenza dei capigruppo con l'obiettivo di discutere della fusione. «Fin dall’inizio c'è stata molta attenzione nei confronti di questa eventuale fusione - ha sottolineato la consigliera Lucia Guidi (Pd), che da subito aveva palesato le proprie perplessità - non solo da parte della maggioranza, ma da tutte le forze politiche e la ragione è presto detta. Nell'ottica di un'unione di servizi e di capitali sarebbe stato più plausibile cercare dei soci all'interno del nostro stesso territorio, anche perché i comuni al di là del Serravalle sono già orientati a ragionare in un'ottica di area vasta ed economicamente sono indubbiamente più avvantaggiati di noi. Se non vogliamo rappresentare la periferia di quest'area vasta dobbiamo cercare alleati economici in realtà sociali e territoriali più simili alla nostra e quindi sicuramente all'interno della Valdinievole e iniziare a fare sistema anche noi».

Maria Salerno

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