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Vicinato in guerra contro il cannone spaventapasseri
Nonostante i limiti imposti dal Comune di Ponte Buggianese spara fino a 200 colpi al giorno. Asl e Arpat impotenti per competenza, così i residenti si rivolgono a un avvocato
PONTE BUGGIANESE. Probabilmente la parola spaventapasseri a molti evoca un pupazzo fatto di legno, pezza e vestiti dismessi, un omino a metà strada tra il buffo e il macabro con una chioma di paglia e un cappellaccio in testa. Ma i tempi cambiano, così come la storia di queste figure silenziose in mezzo ai campi. Se ne sono accorti da anni alcuni residenti di Ponte Buggianese, quelli che abitano nella zona di Margine del Bassetti, o intorno a via Bramalegno. Per loro "spaventapasseri" significa un colpo di cannone. Non uno, per essere precisi, ma uno ogni pochi minuti.
La storia è questa: un residente, stanco degli uccelli che depredavano i suoi olivi, anni fa decise di ricorrere a mezzi di dissuasione. Scartata l'ipotesi romantica del custode posticcio, la scelta cadde su un dispositivo sonoro in grado di spaventare i volatili con più efficacia: un cannone spaventapasseri, appunto.
A ricostruire la vicenda sono Loriano Galligani e Valeria Sturlini. Che vivono a poche centinaia di metri di distanza: «Per anni il nostro vicino ha sparato dalla primavera all'autunno - spiega Loriano - creando una situazione invivibile a livello psico-fisico. Ma il peggio è arrivato nel 2013, perché in quel periodo, dopo che a quanto pare gli era stato rubato il primo cannone, ne acquistò uno più rumoroso». Mentre Galligani parla, nel cortile della casa, con una cadenza di uno ogni cinque minuti arrivano puntuali i botti. I due si sono rivolti al Comune di Ponte, che ha mandato i vigili urbani a controllare, senza ottenere risultati ritenuti soddisfacenti. «L'attenzione all'inquinamento acustico finora è stata pressoché nulla, tutto è lasciato alla personale discrezione del proprietario. Per un accordo esclusivamente verbale con il vicesindaco Bugiani è stato deciso un orario in cui non deve sparare, dalle 13 alle 15 e dalle 20 alle 8, e un giorno di quiete, la domenica. Ma restano dieci ore, cioè tra le 160 e le 200 cannonate al giorno».
Il problema sembra essere la mancanza di un regolamento comunale che disciplini l'uso di questo dispositivo sonoro. I due però obiettano: «Abbiamo chiesto che venga emanato un regolamento con limiti al rumore e, soprattutto, chiediamo che sia stabilita una distanza minima dalle prime case. In comune ci hanno detto più volte di rivolgerci a Asl e Arpat, ma loro non si occupano di controlli per vicende che riguardano privati. Non siamo solo noi a dover sopportare questo chiasso, qui siamo tra case e campagna, il rumore non trova barriere e si espande a diversi agglomerati vicini». L'ultimo passo è una lettera di diffida scritta dall'avvocato di Galligani e Sturlini al cannoneggiatore, al sindaco e ai Carabinieri, con la richiesta di sospendere l'uso del dispositivo sonoro.
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