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Salvata dal coraggio di quell’adolescente

Salvata dal coraggio di quell’adolescente

Ascoltata dai carabinieri in ospedale la donna accoltellata dal suo ex. Intanto la madre parla in tv

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PISTOIA. Gli inquirenti ne sono convinti: l’intervento di quell’adolescente – che non ha avuto esitazioni nell’affrontare un uomo ben più prestante di lui e armato di un coltellaccio da cucina – è stato provvidenziale. Senza il suo atto di coraggio sarebbe probabilmente morta la giovane donna ferita con trenta coltellate dal suo ex, venerdì della scorsa settimana. La conferma è arrivata proprio dalle parole della vittima dell’aggressione, ancora ricoverata nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Pistoia. È lì che i carabinieri del reparto operativo del comando provinciale hanno ufficialmente raccolto la sua testimonianza, con tutte le cautele del caso, per non aggiungere ulteriore stress a quello causato dai terribili momenti vissuti e ora costretta a ricordare.

Era dal primo pomeriggio che, secondo le testimonianze dei vicini, Emanuele Nelli – trentaquattrenne autista di Lamporecchio – aspettava appostato nella sua auto nei pressi dell’abitazione della sua ex. E quando lei è salita sulla propria utilitaria, l’aveva bloccata speronandola. Quindi, dopo aver spaccato il finestrino, aveva cominciato a menar fendenti con il coltello da cucina. È qui che è entrato in azione l’adolescente vicino di casa, che si è scagliato addosso a Nelli, incurante della propria incolumità. E anche se ha dovuto desistere quasi subito, per poi andare a chiedere aiuto al padre, il suo atto è stato sufficiente alla giovane donna per uscire dall’abitacolo, dove era bloccata, inerme davanti alla raffica di coltellate. E anche per interrompere il raptus di violenza di cui Nelli era preda.

Quei tragici momenti sono stati rivissuti mercoledì, davanti alle telecamere del programma tv “Pomeriggio Cinque”, anche dalla mamma della giovane, accorsa in aiuto della figlia poco dopo che il ragazzo era andato a chiamare il padre. «Quando sono arrivata ho visto l’auto di mia figlia con i vetri spaccati. Ho iniziato a urlare e a chiamare la mia bambina. Ho visto del sangue e ho pensato che fosse già morta. Poi mi sono voltata in giù e nel buio, nel dirupo, ho visto gli occhi neri di quest'uomo con la maglietta chiara tutta inzuppata di sangue. Gli ho chiesto cosa avesse fatto alla mia bimba e lui ha risposto “niente, l'ho soltanto picchiata”. Ho detto a Emanuele che le cose si sarebbero sistemate, che non avrei chiamato neanche la polizia se mi avesse aiutato a riportarla su. Con il sangue mi scivolava dalle mani. Poi ci siamo riusciti. Poi lui mi ha baciato su una guancia e mi ha detto: “Perdonami, ora io vado”». (m.d.)

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