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Teneva reclusi in casa ventisei gatti: condannata

Teneva reclusi in casa ventisei gatti: condannata

Massa Cozzile, finestre sbarrate ed escrementi ovunque: accusata di maltrattamento di animali dopo l’intervento del Corpo forestale. Il giudice di Pistoia ha disposto la confisca dei felini

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MASSA COZZILE. Erano stati i vicini di casa, esasperati dagli escrementi che finivano sui loro terrazzi e dai continui soffi, sibili e miagolii a denunciare la situazione, diventata insostenibile. E quando, decreto di perquisizione alla mano, alla porta di quell’appartamento si erano presentati gli agenti del Corpo forestale dello Stato insieme al veterinario dell’Asl, la situazione di degrado che si erano trovati davanti era ancora peggiore di quella che si erano immaginati: 26 gatti, arrampicati ovunque, con escrementi e orina su pavimenti e mobilio, e anche sulle persiane delle finestre, tenute perennemente chiuse. E poi, croccantini sparsi qua e la, piccole cucce realizzate con materiali di recupero, ciotole piene d’acqua... E un puzzo insopportabile per chiunque non vi fosse abituato.

La proprietaria di quell’appartamento di via Tiziano, a Traversagna, e di quei 26 gatti, Carla Olmi, 58 anni, è comparsa martedì mattina davanti al giudice monocratico del tribunale di Pistoia, accusata di maltrattamento di animali, getto pericoloso di cose e disturbo della quiete pubblica. per i primi due reati è stata condannata al pagamento di un’ammenda di 6.000 euro, con il beneficio della sospensione condizionale della pena, mentre dall’ultimo è stata assolta perchè il fatto non sussiste.

Così come da tutti i reati (per non aver commesso il fatto dalle prime due imputazioni, con la stessa formula della donna dalla terza) è stato assolto il marito, Claudio Renieri, 62 anni, finito sotto processo insieme alla moglie ma a sua volta vittima rassegnata della passione della donna per i gatti: a volte, per trovare un po’ di pace preferiva andare a dormire in macchina.

Nella sua sentenza il giudice ha disposto anche la confisca dei gatti (a suo tempo sequestrati al termine della perquisizione e affidati al canile Hermada) e il loro affidamento definitivo agli attuali custodi giudiziari.

Secondo l’accusa, nonostante l’amore che l’imputata aveva in fondo per i sui gatti, il reato di maltrattamenti si era determinato a causa delle condizioni in cui i felini erano costretti a vivere, incompatibili con le loro caratteristiche etogiche, relegati nelle varie stanze, senza la possibilità di uscire, senza la luce del sole e neanche quella artificiale. Al momento della perquisizione, due due gatti erano particolarmente magri, con lesioni cutane, e uno di questi con una vistosa alopecia sulla fronte.

Secondo quanto è stato possibili ricostruire, il contenuto delle lettiere dei gatti, costretti a fare i loro bisogni in casa, veniva rovesciato sul terrazzo di casa, e da lì finiva su quello dei vicini: da qui l’accusa di “getto pericoloso di cose”. (m.d.)

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