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Tempo di supersaldi per Grotta Parlanti asta con ribasso al 50%
Le offerte devono essere depositate entro il 26 ottobre dal notaio Marrese di Pistoia. La struttura che ha sede a Monsummano è chiusa dal 2000
MONSUMMANO. È tempo di supersaldi. Con un ribasso di oltre il 50% del suo valore il complesso immobiliare termale alberghiero di Monsummano noto come La Grotta Parlanti costituito da grande albergo, stabilimento termale con grotta termale naturale, sala congressi o polivalente, piscine coperte, palestra, piscina scoperta, parcheggi, verde con alberi di alto fusto e annessi vari, tutto insistente su un’area di 40.000 metri quadri torna all’asta al prezzo base di 4,8 milioni a fronte degli 8,8 milioni richiesti il 21 settembre di sei anni fa quando fu messo per la prima volta all’asta e con un prezzo che, per legge era già più basso rispetto al prezzo di mercato per incentivare i potenziali acquirenti. Potenziali acquirenti che adesso potranno approfittare di questa ghiottissima occasione che ci sarà il prossimo 27 ottobre nello studio del notaio Antonio Marrese di Pistoia.
Entro il 26 sarà possibile depositare le offerte, visto che si tratta di una vendita senza incanto. Qualora anche questa dovesse andare deserta o dovesse registrare offerte non accettabili, è già stata fissata una nuova asta, questa volta con incanto per giovedì 5 novembre alle 9,30 quando gli offerenti potranno fare i loro rilanci con minimo di 100.000 euro. Il complesso termale alberghiero è da anni in stato di degrado e abbandono, ma ha anche delle enormi potenzialità visto che si sviluppa su un'ampia superficie che comprende l’albergo (disposto su quattro piani più un seminterrato), con 78 camere, ristorante e servizi vari. Nel settembre 2009 iniziò la trafila con i primi tentativi di asta: dagli 8 milioni e 800.000 euro iniziali si passò a 8 milioni, che poi diventarono 7 (al quarto tentativo di asta) e quindi 5,8 per finire agli attuali 4,8. Anche perché, oltre all'oneroso acquisto, ci sono da spendere altrettanti denari per ristrutturare l'intera area.
In molti dal 2000, ultimo anno di apertura delle terme, avevano espresso il loro interessamento per il rilancio della struttura ma, fatti due conti, si erano affrettati ad abbandonare le ambizioni (compreso il governo libico, con Gheddafi che nel 2003 inviò alcuni suoi rappresentanti a Monsummano a valutare l'investimento). C'era il rischio concreto di fare la fine dell’imprenditore siciliano Mariano Azzolini, che aveva avviato un’ambiziosa opera sullo stabilimento (8 miliardi di lire l'importo stimato all'epoca), che non si limitava al restauro dell’esistente ma prevedeva un albergo a 4 stelle da 80 posti, tre piscine terapeutiche coperte (la più grande delle quali alimentata direttamente dall’acqua di sorgente a 32 gradi), e una piscina non termale. I lavori partirono anche abbastanza spediti per poi arenarsi causa mancanza di fondi, che Azzolini non riuscì mai a trovare per l'assenza di probabili soci persuasi a entrare nella cordata. A quel punto, il tribunale registrò il fallimento della società e avviò la procedura. Chissà se oggi a distanza di 15 anni e 4 milioni in meno di richiesta non ci sia qualche società o imprenditore disposto ad accaparrarsi la struttura e l’intera area.
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