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Dossi killer o salvavite? E i commenti si dividono
Il sindaco sottolinea che il rallentatore fu giudicato idoneo anche dalla commissione dei Mondiali di ciclismo. E gli ex assessori Lapenna e Gabbani ricordano perché fu installato
MONTECATINI. Otto passaggi pedonali sul viale Adua dal minigolf all’incrocio con viale Rosselli, il punto in cui si è verificata la tragedia nelle prime ore di domenica. Novecento metri di un viale diritto e senza troppe buche, anche perché riasfaltato in previsione del passaggio dei Mondiali di ciclismo poco più di due anni fa. Novecento metri in cui solo l’ultimo dei passaggi è rialzato, per indurre a ridurre l’andatura. Mentre gli altri sono disegnati con gli scacchi gialli, per dare l’impressione che anche loro siano dei dossi, con l’intento di avere un effetto deterrente su chi spinge un po’ troppo sull’acceleratore. Ma quel rallentatore dove è volato lo scooter con i due giovani ha subito diviso i commenti della gente, soprattutto sui social network. Tra chi dice, appunto, che i limiti di velocità ci sono, i dossi sui viali sono segnalati e servono proprio a costringere ad andare piano e quindi, potenzialmente, ad evitare altre tragedie; e chi, invece, afferma che quelle barriere artificiali sono pericolose di per se stesse, soprattutto per chi viaggia su due ruote, ma non solo.
E il dito viene puntato appunto sulla struttura di viale Adua, ricordando anche che spesso le auto toccano terra nell’attraversarla.
Per non parlare dell’effetto “aquaplaning” che si crea nelle giornate di intensa pioggia (come quella di domenica mattina, ad esempio).
«Quel dosso pedonale – ha spiegato al Tirreno il sindaco Giuseppe Bellandi – fu voluto dalla vecchia amministrazione comunale perché in quel punto vennero ammazzate quattro persone, proprio a causa dell’eccessiva velocità di chi percorreva viale Adua. È un limitatore di velocità come vuole il codice della strada. E non è stato ritenuto pericoloso neppure dalla commissione tecnica dei mondiali di ciclismo: fece togliere alcuni dossi in via Marconi, in via Bustichini, ma quello no. E se ci possono correre le biciclette...».
Sì, appunto, alcuni furono rimossi dai viali perché ritenuti pericolosi per il passaggio della corsa iridata, ma quello venne ritenuto accettabile. Qualcuno però su Facebook ricorda che sin dalla sua costruzione provocò un incidente.
«Il dosso risale al 2009 e nella mattinata successiva alla sua installazione ci fu un incidente. Ricordo anche che lo stesso fu notevolmente abbassato subito dopo quel sinistro», è il commento dell’ex assessore Alberto Lapenna, attuale consigliere di Forza Italia, in una discussione nata da un post sulla pagina di Francesco Bentivegna, esponente della Lega Nord, contrario ai rallentatori di velocità.
«Per onestà – aggiunge Andrea Gabbani, anche lui ex assessore nella giunta Severi – dico che quel dosso, insieme ad altri, fu installato quando io ero assessore ai lavori pubblici in quanto richiesto dai residenti. Installato dopo verifica della normativa dai tecnici comunali e mantenuto fino a oggi, per sei anni, dalla giunta Bellandi. In questa tragica giornata non possiamo che piangere i morti e cercare soluzioni alternative, ma i dossi vengono ancora oggi installati ovunque perché regolati dalla attuale normativa».
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