Nidaa non è più da sola e può esporre le sue foto
La giovane palestinese diventata famosa per essersi rinchiusa in camera per 14 mesi dopo le minacce di Hamas presenta le sue opere alla galleria Mo.ca
MONTECATINI. Il 19 novembre 2013 Nidaa Badwan, 28 anni, palestinese, ha chiuso la porta della camera e non è più uscita per 14 mesi. Il giorno prima i miliziani di Hamas l’avevano fermata. «Perché metti il rossetto? Perché porti quei pantaloni larghi? Devi indossare il velo, non quel cappello colorato. Sei strana». La sua storia è finita sui giornali di mezzo mondo (il New York Times le ha addirittura dedicato una prima pagina), ma finora Nidaa non era riuscita a lasciare la Striscia neanche per vedere le sue fotografie esposte a Gerusalemme nella mostra “Cento giorni di solitudine”: gli israeliani non le avevano dato il permesso.
Lo scorso luglio, però, la “pazza idea” è venuta ad Antonella Lombardo, che in quei giorni stava realizzando un campus di danza a Betlemme. L’ideatrice del festival “Armonia tra i popoli” ha allora contattato l’assessore alla cultura Bruno Ialuna e poi padre Ibrahim Faltas (ospite a Montecatini la scorsa settimana), responsabile dello Status Quo nella Basilica della Natività di Betlemme, noto per aver vissuto le vicende del conflitto tra israeliani e palestinesi e punto di riferimento per le autorità della zona. Grazie al lavoro diplomatico di padre Faltas, Nidaa è finalmente riuscita a lasciare Gaza e ad arrivare a Montecatini, dove martedì 22 settembre ha presentato in municipio la sua mostra, visitabile da sabato al Moca. Erano più di 20 anni che una cittadina palestinese non si imbarcava su un aereo in partenza da Tel Aviv.
Nidaa si è presentata in sala consiliare coi jeans, un po’ di trucco e il crocifisso al collo (è di religione cristiana). Tutte cose che lei, giovane palestinese, non può fare nel suo Paese. Tutte cose che ha portato nel chiuso della sua stanza, diventata la sua tela, la finestra verso la speranza di un futuro migliore. Un luogo dove l’isolamento riusciva a darle più sicurezza di tutto ciò che accadeva fuori, nella sua città. «La mia stanza – ha raccontato – è l’unico spazio dove mi sento davvero libera e senza libertà non riesco a esprimere la mia arte». Poi ha parlato anche di Montecatini. «È il momento più importante della mia vita e ho i brividi a camminare per le vostre strade. Sono piene di colori e mentre le percorrevo assieme a Ialuna, che mi ha raccontato tante cose, ho tolto gli occhiali da sole per vederli meglio. Grazie, Montecatini, per te farò sicuramente qualcos».
«Con questa mostra – ha detto l’assessore Ialuna – vogliamo far vedere ai giovani che esiste un altro mondo. Hamas chiude i luoghi che aiutano a pensare e allora noi ricreiamo al Moca la stanza di Nidaa, quei 9 mq in cui lei fa quel che le è vietato fare fuori. Quella stanza dalla quale non è uscita neanche quando gli israeliani bombardavano la città». E il futuro? Lo guarderà ancora dalla finestra di camera sua? «Se sono qui – ha risposto – non vuol certo dire che io non voglia tornare nella mia stanza».
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