LA STORIA»ADDIO AL RE DEL CAPPUCCINO
È morto Umberto Galligani, gestore di bar, uno degli esercenti più conosciuti di Monsummano e della Valdinievole. Nato a Uzzano, aveva 85 anni. I funerali si celebreranno oggi, alle 9,45, alla...
È morto Umberto Galligani, gestore di bar, uno degli esercenti più conosciuti di Monsummano e della Valdinievole. Nato a Uzzano, aveva 85 anni. I funerali si celebreranno oggi, alle 9,45, alla basilica della Fontenuova di piazza Giusti.
di LUIGI SPINOSI
Se ne è andato dopo quasi settant’annia passati a fianco della macchina del caffè. La città da ieri è più povera: nella notte ha perso un personaggio e un testimone della storia di Monsummano. Si è spento il Re del cappuccino, come lo conoscevano tutti, anche ben oltre i confini monsummanesi.
Umberto Galligani era uno che veniva dalla gavetta, come si suol dire. L’aveva fatta a Milano, prima di tornare in Valdinievole dove, oltre 40 anni fa, aprì il bar in via Garibaldi, o “via del Ciuco” come è conosciuta dai monsummanesi. Un locale e anche un punto di riferimento: da tutta la Valdinievole venivano qui per gustare il cappuccino che solo Umberto riusciva a preparare, fino a vedersi riconosciuto unanimemente il titolo di “Re”.
Quel titolo Galligani se l’era conquistato sul campo, con una preparazione quasi maniacale. Un cappuccino consigliato ai bongustai, ma sconsigliato ai frettolosi del “colazione e poi di corsa al lavoro”. No, un cappuccino di Umberto richiedeva qualche istante in più, ma quando lo vedevi (prima) e lo assaggiavi (poi) capivi che valeva davvero la pena aspettare qualche attimo.
Esistono grandi professionisti, nei bar italiani; persone che intere generazioni sono abituate a vedere come mezzibusti, sempre dietro il bancone. La qualità era la stella polare del lavoro di Umberto. Lui era un re, ma anche un artista: se per caso la sua “opera” non lo soddisfaceva, non esitava a buttare via tutto e a rifarla da capo. Come un pittore con un dipinto che non lo convince. Era una di quelle persone, sempre più rare, che portavano rispetto per il lavoro che facevano e per il cliente che ne avrebbe goduto. Una passione "maniacale", che ha portato a Umberto Galligani tanti riconoscimenti , dall'Aquila di diamante della Confcommercio al premio di attività storica dei commercianti cittadini, dal rappresentare gli esercenti di Monsummano all'incontro con i parlamentari a Palazzo Chigi ai servizi televisivi dedicati alla sua attività.
Ma il re aveva anche altri interessi: uno dei principali motivi di rammarico, legati all’avanzare dell’età, era quello di non poter più camminare come un tempo e andare per boschi a cercare funghi, la sua grande passione. Grande quanto quella per il ciclismo, una passione ricambiata dal mondo delle due ruote.
Passando davanti al bar di via Garibaldi era (ed è) facile vedere bici da corsa parcheggiate: passare a prendere il cappuccino da Umberto era infatti una tappa immancabile nel percorso di ogni ciclista che attraversava la Valdinievole. Che si trattasse di dilettanti o di professionisti: praticamente tutti i grandi delle due ruote (e la raccolta di foto, di autografi e di maglie cui teneva tantissimo lo dimostra), almeno una volta, hanno gustato il cappuccino di Umberto (e dopo averlo assaggiato sono sempre ritornati quando ne hanno avuto l’occasione).
Già da qualche mese però gli acciacchi dell'età lo avevano allontanato dal luogo più amato, il suo bancone. Al suo posto, a raccoglierne degnamente il testimone, i figli e il genero, anche se tutti speravano, prima o poi, di rivederlo ad . armeggiare con i suoi "cucchiai magici". Una speranza che si è spenta poco prima dell'alba di ieri. Con lui non se ne va solo un pezzo di Monsummano, ma anche un testimone/protagonista di quella storia. Un personaggio che ha occupato un momento della vita di tante persone, fossero anche solo i cinque minuti passati davanti al suo bancone per consumare il suo cappuccino. Insomma, abbiamo perso un protagonista anche della nostra vita.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
