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Energia dal fiume «Piano inaccettabile»

Energia dal fiume «Piano inaccettabile»

PESCIA. Un progetto inaccettabile: così l’Osservatorio sulle politiche urbanistiche della Valdinievole boccia il piano per la realizzazione di una centrale idroelettrica sul fiume Pescia. Non per una...

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PESCIA. Un progetto inaccettabile: così l’Osservatorio sulle politiche urbanistiche della Valdinievole boccia il piano per la realizzazione di una centrale idroelettrica sul fiume Pescia. Non per una contrarietà di fondo a quel tipo di impianti (anzi), ma per il punto scelto, giudicato assolutamente inadatto.

«La storia del progetto di impianto idroelettrico sul fiume Pescia – inizia il comunicato dell’Osservatorio – costituisce un’ulteriore prova di quanto cieco e sordo sia il sistema politico e amministrativo che ci governa. L'Osservatorio è naturalmente favorevole a impianti mini e medio-idroelettrici, in quanto consentono la produzione di energia da una fonte rinnovabile; ma quando si tratta, come nel caso di Pescia, di interventi che incidono sensibilmente sui valori storici, ambientali, economici e culturali del territorio, le pubbliche istituzioni, come del resto indicano ormai chiaramente le normative che disciplinano i processi della pianificazione territoriale, dovrebbero aprire un percorso partecipativo, che, coinvolgendo tutti i portatori di interesse e la popolazione locale, permetta di individuare soluzioni sostenibili e condivise».

E quello di Pescia è proprio uno dei casi in questione secondo l’Osservatorio: «L'impianto idroelettrico di cui si parla ricade infatti in un territorio delicato dal punto di vista idrogeologico, ricco di valori culturali (gli antichi ortali), ambientali (formazioni vegetazionali di pregio), di manufatti storici (i gorili, ben descritti nei libri di storia su Pescia), di valori economici (le aziende florovivaistiche alle quali sarebbero espropriati terreni produttivi). Tra l'altro, il progetto prevede proprio la distruzione - inaccettabile - di un bellissimo gorile antico sulla sinistra idrografica del fiume e la sua riduzione a strada di accesso alla centrale idroelettrica».

E nessuno, ricorda l’associazione, avrebbe saputo nulla di quest’impianto fino all’avvio dell’esproprio dei terreni, se non fosse stato per un caso (alla faccia della partecipazione insomma): «A fronte di questa complessità e stratificazione di valori del patrimonio territoriale, i cittadini e le aziende sono venuti a conoscenza del progetto solo perché il direttore della società che lo ha ideato si è introdotto sui terreni interessati avvertendo i proprietari dell'esproprio e dei lavori imminenti. Questo è inaccettabile, anche sul piano della qualità democratica del rapporto fra i cittadini e le pubbliche amministrazioni. Queste ultime anziché ricorrere alla pantomima in voga nel mondo politico, per la quale questi fatti avverrebbero "a loro insaputa", assumano adesso un’iniziativa coerente con il mandato ricevuto: sospendere l'iter del progetto, aprire un dibattito pubblico, un percorso di partecipazione che coinvolga i cittadini e i proprietari delle aziende, per lo studio di soluzioni che consentano di realizzare l'impianto senza distruggere manufatti storici, alterare la trama del territorio rurale e delle forme vegetazionali, privare le aziende agricole di terreni produttivi».

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