PESCIA. Lungo il fiume Pescia, in località Paradisino, potrebbe presto sorgere una centrale idroelettrica. Il progetto prevede la derivazione delle acque superficiali dal fiume per uso idroelettrico con conseguente immissione dell’energia prodotta nella rete elettrica nazionale. Vorrebbe realizzare l'opera l'azienda Mers di Santa Croce sull'Arno, che lo scorso 9 febbraio ha presentato alla Provincia di Pistoia la richiesta di autorizzazione per la costruzione dell'impianto.
In soldoni il progetto prevede il recupero totale della tubazione, dei due attraversamenti e di una parte del canale, ormai completamente in disuso, ma anche la realizzazione di una vasca di carico per la raccolta delle acque captate dal torrente nonché della centralina di produzione e di una strada di accesso. Sulla zona individuata per l'ubicazione della centrale sorgono alcune attività produttive. Qualche giorno fa il titolare di una di queste attività, l'azienda florovivaistica Bindi, ha ricevuto dal Comune di Pescia una richiesta di autorizzazione alla costruzione di questa centrale e della relativa strada di accesso sul terreno dove sorge la sua attività.
«Siamo letteralmente cascati dalle nuvole perché non sapevamo assolutamente niente di questo progetto - ha dichiarato Monica Bindi, figlia del titolare - mentre a quanto pare il Comune era a conoscenza della cosa da almeno un anno e mezzo. Ci è stato detto che il progetto sarà a impatto zero, ma a noi non sembra. Il progetto implicherà l'abbattimento di alcune piante storiche, la distruzione delle serre e la costruzione di una strada al loro posto. Oltre tutto la nostra famiglia, così come le famiglie delle altre aziende che sorgono su quei terreni vivono di queste attività, vedersi decurtati pezzi di terreno vorrebbe dire farci chiudere».
L'azienda Bindi non è l'unica ad essere contraria alla costruzione dell'impianto. Tutti i residenti della zona, una volta appresa la notizia, si sono opposti fortemente al progetto, anzitutto perché sono preoccupati dell'impatto che avrà sull'ambiente, dello stravolgimento che potrebbe subire il paesaggio, per esempio lo smantellamento della gora in cemento recentemente ripristinata dal consorzio, dell'eventuale svalutazione degli immobili che sorgono lì vicino.
Tantissimi poi i dubbi: quest'impianto inquina? Produce rumore? E soprattutto, a chi giova? E perché “nessuno ce ne ha mai parlato?”. Tutti questi dubbi, i residenti hanno deciso di esporli al sindaco Oreste Giurlani mercoledì scorso, 20 maggio, il quale convocato dai cittadini in cerca di spiegazioni si sarebbe dichiarato estraneo alla vicenda. «Non si tratta d un progetto che ha presentato la nostra giunta» avrebbe detto ai titolari dell’azienda Bindi, che sono andati da lui a chiedere spiegazioni.
Secondo il consigliere di minoranza Oliviero Franceschi, invece, l'iniziativa non è da imputare all'amministrazione Marchi «come vorrebbe far credere il sindaco», essendo le opere per la realizzazione di tale impianto e di quelle ad esse connesse ritenute di pubblica utilità da parte della Provincia, nonché indifferibili e urgenti. Sull'argomento Franceschi presenterà un'interrogazione al prossimo consiglio comunale.