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Montecatini

Gli impianti di risalita devono pagare l'Imu, sconcerto all'Abetone

Elisa Valentini
Un impianto di risalito sulla Montagna pistoiese (foto Gori)
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Un impianto di risalito sulla Montagna pistoiese (foto Gori)

La preoccupazione del sindaco Danti e del presidente di Federfuni Formento

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ABETONE. La crisi, i costi di gestione saliti alle stelle e le previsioni meteo sbagliate non bastavano. Un’altra tegola rischia di abbattersi sul settore degli impianti di risalita: il pagamento dell’Imu. Una sentenza della Corte suprema di cassazione, la numero 4541 del 21 gennaio 2015 che riguarda il ricorso dell’Agenzia delle Entrate contro la società veneta Funivia Arabba Marbolada-Sofma spa , pone gli impianti di risalita al pari delle altre attività commerciali, bocciandone la classificazione di trasporto pubblico che garantisce l’esenzione dal tributo. La società in questione è stata così costretta a pagare 5 anni di arretrato Ici (poi Imu) ed ora il rischio è che, in assenza di un pronunciamento del legislatore, tale sentenza possa obbligare anche le altre realtà d’impianti al versamento dell’imposta. Ciò equivarrebbe a milioni di euro che le società della Montagna pistoiese dovrebbero sborsare: dai circa 20mila euro per una seggiovia a 50mila per una telecabina ad 8 posti, come l’Ovovia. “Siamo seriamente preoccupati– spiega Andrea Formento, presidente di Federfuni Italia – ci siamo attivati e stiamo esaminando la questione, che riteniamo frutto di un grave errore interpretativo, per predisporre tutti i percorsi possibili da intraprendere contro questa sentenza che riteniamo assurda e deleteria. Un pronunciamento che, se applicato, determinerà la fine del settore impiantistico e metterà a serio rischio la tenuta dell’economia nelle aree montane”.

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La sentenza, depositata il 5 marzo 2015, ha fatto scattare l'allarme fra gli impiantisti che verrebbero letteralmente messi in ginocchio. La sentenza specifica che nel caso di un impianto di risalita “funzionale alle piste sciistiche” non sussiste il presupposto del classamento catastale come mezzo pubblico di trasporto. In tal caso, secondo la Corte suprema, l'impianto svolge una funzione esclusivamente commerciale di ausilio e integrazione delle pista da sci e non è ipotizzabile, nemmeno parzialmente, un suo utilizzo come mezzo di trasporto pubblico. La sentenza specifica, inoltre, che nel calcolo della rendita catastale rientrano anche gli impianti fissi e cita a supporto la norma del Dl 44/2005 convertito dalla legge 88/2005 in base alla quale i beni immobili coinvolgono non solo il suolo e i fabbricati ma anche tutte le strutture fisse che “concorrono al pregio e all'utilizzo degli immobili stessi”. Per i bilanci già precari e soggetti all'imprevedibilità delle condizioni meteorologiche come quelli delle società impiantistiche, si tratterebbe di un salasso insostenibile. Il sindaco di Abetone Giampiero Danti si dice preoccupato. “Passato febbraio – dice – l’affluenza di turisti comincia a calare e gli impianti non ce la fanno più. Si tratterebbe di esborsi importanti, centinaia di migliaia di euro. Dobbiamo vedere adesso come reagirà la politica alla presa di posizione delle associazioni di categoria”. “Una vera follia – commenta il Presidente di Uncem Toscana, Oreste Giurlani – è un altro duro attacco alla montagna e alla sua sopravvivenza, non ci stiamo a questa imposta ridicola, perché è come se si facesse pagare alle ferrovie una tassa per i binari. Non sta né in cielo né in terra, dunque siamo pronti a mobilitarci contro questa sentenza che porterebbe effetti domino".

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