Il Tirreno

Montecatini

l’avvocato

Vi fu un errore di valutazione della sua patologia psichiatrica

PISTOIA. Ha ringraziato, ha salutato e, con l’apparente serenità con cui era arrivato, se n’è andato, affiancato dagli agenti della polizia penitenziaria. Per tornarsene nella sua cella, in...

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PISTOIA. Ha ringraziato, ha salutato e, con l’apparente serenità con cui era arrivato, se n’è andato, affiancato dagli agenti della polizia penitenziaria. Per tornarsene nella sua cella, in isolamento, nel carcere di Prato: una branda, un lavandino, un gabinetto e lo spazio appena sufficiente per tenere i suoi libri, la cui lettura è ormai l’unico impegno che contraddistigue il trascorrere delle sue giornate. A parte la visita dello psichiatra una volta la settimana e quella quasi quotidiana dello psicologo. E anche i frequenti colloqui con il cappellano, per la confessione.

Una routine che lo stesso Gianluca Lotti ha definito ideale per lui, lontana dal mondo, da tutte quelle persone che potrebbero infastidirlo e scatenare le sue reazioni.

«Una persona – spiega il suo avvocato, Cecilia Turco – incapace di convivere in una comunità di persone, in una struttura a bassa assistenza sanitaria. Con una patologia psichiatrica che evidentemente non è stata a suo tempo valutata correttamente in tutta la sua gravità. E le circostanze in cui si è trovato hanno provocato in lui una grave situazione di stress e frustrazione che, a causa della sua patologia psichica, non è stato in condizione di contenere».

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