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In più di 500 in fila al “Martini” per il test di ammissione alla prima classe
All’istituto alberghiero di Montecatini si scopre come tra i sogni dei ragazzi vi sia quello di intraprendere una carriera tra i fornelli
MONTECATINI. Il “Martini dream” ha contagiato, quest’anno, oltre 500 studenti della scuola media i quali, sabato mattina, si sono presentati alla sede di via Galilei dell'alberghiero di Montecatini per sostenere il test di ammissione.
Un esame di carattere esclusivamente motivazionale, mirato a sondare e certificare proprio la motivazione di ciascun alunno nell’intraprendere un percorso di studi che non è rivolto solo a preparare a una professione, ma che fornisce anche le competenze culturali e linguistiche fondamentali per inserirsi nel mondo del lavoro in un’ottica europea.
Così, sono arrivati in via Galilei ragazzi e ragazze di età compresa tra i 13 e i 15 anni, provenienti da 6 diverse province. La maggioranza arriva da Pistoia e Prato. Pochissimi gli assenti e tutti loro l’hanno giustificata con tanto di certificato medico. Potranno recuperare il 26 febbraio.
«Siamo costretti a rispettare la modalità del numero chiuso – ricorda il dirigente scolastico Riccardo Monti – la domanda supera di gran lungo la nostra disponibilità. Anche nel prossimo anno scolastico formeremo 12 prime classi».
La terza sede, messa a disposizione dal Comune in via Garibaldi – nella ex scuola media – attraverso una convenzione con la Provincia, verrà ristrutturata in modo da garantire, soprattutto, la presenza dei laboratori, attualmente carenti in proporzione al numero di quasi 1.500 iscritti. Il test, nonostante l’alto numero di partecipanti, è filato liscio.
Da settimane un team di docenti, coordinati dalla vice preside Barbara Trinci, lavora a ritmo serrato per assicurare una logistica adeguata. Anche il problema del parcheggio è stato contenuto grazie alla divisione in due gruppi e due turni (il primo dalle 9 alle 10, il secondo dalle 11 alle 12 per favorire il più possibile la viabilità).
Comprensibilmente emozionati i candidati. «Non posso pensare – ha detto Chiara, una delle tante studentesse che arrivavano da Prato – che non riuscirò a entrare in questa scuola. Ho sempre sognato di diventare chef».
Edoardo di Agliana racconta: «Mia madre e mio padre hanno insistito perché mi iscrivessi al liceo scientifico o classico ma non sono riusciti a convincermi. Ho il 9 di media in tutte le materie, per questo secondo loro sarebbe più giusto frequentare un istituto che non sia professionale. Ma io mi sono informato bene. All’alberghiero si studiano tre lingue, matematica, fisica, chimica. Insomma, anche qui si studia e dopo ci si può tranquillamente iscrivere a qualsiasi facoltà universitaria. Però questi discorsi, con la passione, non c’entrano. E io, da sempre, sogno di diventare un pasticciere e aprire un negozio tutto mio, possibilmente in Francia».
Insomma, le idee chiare non mancano. Curioso vedere gli studenti del Martini in servizio che, mentre gli aspiranti attendevano preoccupati, cercavano di dare buoni consigli: «Il test è facile. Non fatelo in fretta, rileggete tante volte le domande. Ciò che più conta è la coerenza».
A parità di punteggio ottenuto nel test, la precedenza (oltre che agli orfani di guerra, ai figli di mutilati e invalidi di guerra, così come ancora oggi la normativa impone di prevedere) spetterà ai fratelli di allievi frequentanti, ai figli di titolari di esercizi del settore di enogastronomia e accoglienza.
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