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Sì all’ordinanza antismog ma tutelando i contadini

di Maria Salerno
Sì all’ordinanza antismog ma tutelando i contadini

Rispetto agli altri Comuni, Pescia consentirà ai coltivatori di bruciare le potature Il trasporto ai centri di raccolta sarebbe un costo pesante e inquinerebbe di più

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PESCIA. Anche in città scatta l’ordinanza antismog, come negli altri Comuni della Valdinievole. Ma con un’eccezione, dovuta proprio a una sua caratteristica.

Tutto parte dalla piana lucchese, che non sarà di sicuro l'area industriale di Milano, ma di certo non brilla per qualità dell'aria. La stazione di rilevamento di Capannori, infatti, a cui anche la Valdinievole deve fare riferimento, ha superato troppe volte i limiti sulla concentrazione di polveri sottili. E proprio questo ha fatto scattare, a Pescia come negli altri Comuni, l'ordinanza a tutela della salute dei cittadini, che prescrive una serie di misure e provvedimenti quali la riduzione delle ore di riscaldamento domestico, nonché delle temperature impostate negli impianti, il divieto di scaldare i motori delle auto da ferme, l'intensificazione dei controlli anti inquinamento da parte della polizia municipale e, infine, il divieto di accensione di fuochi all'aperto utilizzando “biomasse”. Ma, proprio su quest’ultimo punto Pescia prevede un’eccezione, con la possibilità di bruciare i resti di potature e di sfalci d'erba dei fondi agrari e giardini privati.

Pescia del resto, ha sottolineato l'assessore all'ambiente Marco Della Felice, diversamente da altri Comuni, ha preso una posizione netta ritenendo di prevedere l'eccezione del suo smaltimento “per abbruciamento”, come da sempre avviene nella normale pratica agraria e contadina «peraltro già rigidamente normata e soprattutto indirizzata ad una categoria che non può sopportare altre pressioni».

Il riferimento sull’incapacità di sopportare altre pressioni si riferisce proprio ai contadini, già costretti a fare i conti con mille difficoltà. E in particolare agli olivicoltori, una categoria particolarmente diffusa sul territorio e tra i principalo produttori, appunto, di resti di potatura. Olivicoltori per i quali l’ultima stagione è stata un autentico disastro sotto il profilo della produzione. Il fuoco, per loro, è il sistema migliore per smaltire i resti delle potature, visto che la grande quantità prodotta renderebbe problematico (oltre che costoso, e pure inquinante) il trasporto dei resti sino ai centri di raccolta. A conti fatti, specialmente per chi deve prendersi cura di grossi fondi, inquina meno il fuoco di legna ed erba che non il trasporto del materiale di risulta delle potature.

Fuoco che, nel caso specifico degli oliveti, svolge anche una funzione di protezione dai parassiti che potrebbero proliferare sulle ramaglie e poi attaccare le colture.

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