Ben 12.000 volatili svernano nel Padule di Fucecchio
Aumentato il numero di esemplari di uccelli acquatici censiti a gennaio
LARCIANO. Sono oltre dodicimila gli esemplari di uccelli acquatici svernanti censiti all'interno del Padule di Fucecchio nel mese di gennaio. L'attività rientra in un progetto internazionale di monitoraggio delle popolazioni di uccelli acquatici promosso a livello di grande regione biogeografica (Paleartico Occidentale) da Wetlands International e svolto in Italia sotto l’egida dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale.
Le specie. Nel Padule il censimento viene organizzato ogni anno dal Centro Ornitologico Toscano con il supporto locale del Centro di Ricerca del Padule e ha coinvolto quest’anno 14 rilevatori abilitati oltre a 18 collaboratori che contribuivano a coprire l’area umida a piedi o, visti i livelli idrici, anche in barca. Nel corso del censimento sono state rilevate ben 34 specie diverse per un numero complessivo di 12.150 uccelli: Alzavole (5.740 esemplari), Germani reali (961), Folaghe (352), Pavoncelle (990), Beccaccini (337), Cicogna bianca (10 esemplari), Mignattaio (1), Ibis sacro (6), Oca selvatica (4), Moretta tabaccata (3), Pittima reale (1) e Totano moro (1).
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Le aree. Il dato generale è sostanzialmente stabile rispetto all'anno precedente (10.338 esemplari): la cifra finale più alta è dovuta in buona parte ad un conteggio accurato dei gabbiani che stazionavano nei campi allagati a margine dell'area. Anche quest’anno le concentrazioni maggiori sono state registrate all’interno delle riserve naturali Le morette e Righetti-La Monaca, dove sono stati censiti 5.516 esemplari (il 45 per cento del totale), particolarmente "affollata" anche l'Oasi di Protezione della Paduletta di Ramone e del Pratone (1.100 esemplari) e la zona di rispetto venatorio istituita dall'ATC nel Marconi (880), a seguire la Vallataccia (762) e la Riserva e zona di protezione fiorentine (499). "I dati del censimento degli uccelli acquatici svernanti, svolto in Padule con la stessa metodologia negli ultimi trent'anni - commentano al Centro di ricerca - costituiscono una chiara indicazione sull'efficacia delle attività di gestione della Riserva Naturale e un forte incoraggiamento a proseguire negli interventi di miglioramento degli habitat nell’area protetta".
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