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L'Anpi sullo striscione strappato a Ponte Buggianese: «Un atto vigliacco»
Per l'Associazione Nazionale Partigiani ricorda come il gesto abbia coinvolto una delle città più colpite dalla violenza nazifascista
PONTE BUGGIANESE. «Non chiamatela ragazzata»: l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia interviene così, attraverso il segretario provinciale Aldo Bartoli e il presidente della sezione Valdinievole Centro Amerigo Magi, sul caso dello striscione appeso in occasione del Giorno della Memoria alle scuole di Ponte, e staccato da mani ignote durente la notte.
«Il riprovevole episodio avvenuto all'istituto comprensivo Don Lorenzo Milani di Ponte Buggianese – si legge sulla nota dell’Anpi – dove è stato strappato uno degli striscioni appesi per ricordare il settantesimo anniversario della liberazione dei campi di sterminio degli ebrei e degli oppositori al nazifascismo, richiede una severa condanna e una riflessione sui motivi che lo hanno determinato».
«Qualcuno – continuano Bartoli e Magi – dirà che si è trattato di “una ragazzata”. Non è così, il fatto non può essere banalizzato, non deve essere lasciato spazio all'indifferenza. Fatti come questo ed anche peggiori trovano posto e manifestazione ogni giorno in Italia e in altri Paesi d'Europa, fino al punto di voler negare, contro ogni evidenza storica, i campi e i forni crematori ove perirono oltre 12 milioni di esseri umani».
«L'Anpi esprime piena solidarietà agli studenti e ai professori della scuola che hanno organizzato il ricordo della Shoah e delle deportazioni, assolvendo così a un compito previsto dalla legge italiana in linea con il dettato costituzionale. Il loro lavoro aiuta a capire perché quella tragedia si consumò e a impedire che possa ripetersi».
«Il Comune di Ponte Buggianese – conclude la nota – insieme agli altri comuni toscani che hanno subito oltre 5.000 vittime civili ad opera dei nazifascisti, con questo atto vigliacco è stato colpito nell’incancellabile memoria delle vittime dell'eccidio del Padule, ma soprattutto colpito nella coscienza civile e umana dei suoi cittadini. Il messaggio che qualcuno ha voluto inviare in maniera furtiva e subdola deve essere respinto attraverso un ulteriore lavoro di informazione e di costruzione di una memoria condivisa, con rinnovato impegno democratico e antifascista».
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