Il Tirreno

Montecatini

il caso terme

Leopoldine, già al lavoro il gruppo del “protocollo”

Leopoldine, già al lavoro il gruppo del “protocollo”

MONTECATINI. Il futuro delle Terme - con una rivoluzione copernicana nell’assetto societario - in 60 giorni. Tanto è il tempo che si è dato il gruppo di lavoro bilaterale Comune-Regione per definire...

3 MINUTI DI LETTURA





MONTECATINI. Il futuro delle Terme - con una rivoluzione copernicana nell’assetto societario - in 60 giorni. Tanto è il tempo che si è dato il gruppo di lavoro bilaterale Comune-Regione per definire il “protocollo” che porterà alla ridefinizione della proprietà dell’azienda (probabile uno scorporo tra segmento immobiliare e gestione societaria). Il gruppo sarà formato da tre tecnici comunali e dai funzionari degli uffici regionali sulle società partecipate, legale e bilancio. Insieme cercheranno di definire il percorso che, al momento, non è ancora chiaro ma che alla fine partorirà questo ormai già “famoso” protocollo che sarà la “stella cometa” da seguire nei prossimi anni. L’idea che si sta facendo strada è quella di una sorta di “operazione salvataggio” da parte della Regione che farebbe leva su quanto già sperimentato dal Comune con l’acquisto della pineta dalle Terme in cambio di liquidità: in questo caso a passare di mano a Firenze sarebbe l’intero patrimonio immobiliare (comprensivo dei debiti e del mutuo da 20 più 8 milioni da parte delle banche) o, in alternativa, una sua parte consistente (a partire, comunque, dalle Leopoldine). Un acquisto diretto dei beni dalla Regione non è invece possibile, in quanto non contemplato dal Documento di programmazione economica e finanziaria. Nascerebbero, in sostanza, una società immobiliare in mano alla Regione (un po’ come accadeva ai tempi della privatizzazione “ascolana”) e una di gestione partecipata al 100% dal Comune (che potrebbe comunque poi decidere di affidarsi a un privato). Capitolo soldi in entrata: visto che l’operazione della Regione è ancora difficilmente quantificabile, restiamo alle (più o meno) certezze: se il mutuo con le banche va a buon fine nelle casse termali entrano 8,3 milioni (dei quali 3 da “girare” subito ai creditori); un ulteriore finanziamento da 6 milioni arriverebbe dalla Regione, che a dicembre ha approvato una variazione di bilancio “per la valorizzazione dell’offerta termale” (non si sa però se sono soldi che arriveranno tutti a Montecatini); infine c’è il Cipe (organismo del Governo) che ha inserito le Leopoldine tra i beneficiari di specifici fondi (e si parla di qualche altro milione). E a proposito di Leopoldine, il sindaco ha specificato che per pareggiare i costi gestionali saranno sufficienti 300 clienti al giorno e non 800, come invece emerso durante l’ultimo sopralluogo allo stabilimento.

Intanto, il giorno dopo il consiglio sulle Terme, il capogruppo di “Mi piace Montecatini” Luca Baroncini interviene sulla questione: «Doveva essere la serata delle risposte ma è stata la serata delle domande (nostre e di Forza Italia) e dell'ennesimo rinvio. Ero in imbarazzo per la gente che è venuta a sentire e per l'ennesima volta l'amministrazione ha preso tempo, senza portare le promesse soluzioni concrete. Siamo ancora in alto mare. L'arrivo dei soldi per terminare i lavori alle Leooldine sarà solo una promessa elettorale del presidente Rossi? Anche posto che i soldi arrivino, cosa si intende fare della gestione? L'amministrazione ha un progetto? Non mostrano padronanza dei numeri, già questo è grave».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
La tragedia

Cecina, il parto in casa e il neonato morto in una busta: i dubbi da chiarire

di Claudia Guarino