Il Tirreno

Montecatini

LEGGIO (lista civica)

«Dopo le accuse di trasformismo cosa faranno gli ex 5 Stelle?»

PESCIA. Era stato presidente del consiglio all’epoca della giunta di centrodestra, per poi passato, dopo una frattura consumata già durante l’amministrazione Marchi, a sostenere l’attuale sindaco...

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PESCIA. Era stato presidente del consiglio all’epoca della giunta di centrodestra, per poi passato, dopo una frattura consumata già durante l’amministrazione Marchi, a sostenere l’attuale sindaco di centrosinistra Giurlani, con la lista civica “Pescia è di tutti”. Per questo Salvatore Leggio era stato accusato di trasformismo e di mancanza di “disciplina di partito” e, tra i suoi principali detrattori in campagna elettorale, vi furono proprio gli esponenti del Movimento 5 Stelle. Oggi, dopo la rottura tra i pentastellati pesciatini e i vertici nazionali, Leggio sembra togliersi qualche “sassolino dalla scarpa”.

«Quanto accaduto nel M5S di Pescia – scrive Leggio – credo appartenga a una normale dinamica interna di partito: ci possono essere al suo interno posizioni divergenti e quindi, sulla scorta di questo, decidere di continuare la propria azione politico-amministrativa poggiando la propria strada su binari diversi. Del resto che l'eletto eserciti la sua azione senza vincolo di mandato lo stabilisce la Costituzione, e questo fu voluto all'epoca dai padri costituenti proprio per salvaguardare la libertà espressione da quella che chiamiamo oggi "disciplina di partito", moderna versione del concetto per cui chiunque esprima un voto contrario “all’ordine di scuderia” rischia l'espulsione, o comunque la non rielezione. Il M5S invece lo aveva specificamente inserito per i suoi eletti, e loro lo avevano osannato come strumento irrinunciabile per mettere fine ai trasformismi».

Da qui una serie di domande che pone l’ex consigliere: «I fuoriusciti dal M5S di Pescia parlano di deriva autoritaria del movimento: cosa si aspettavano da chi già, nell'atto fondativo del movimento stesso, poneva agli eletti di accettare una condizione di limitazione della loro personale libertà di agire assolutamente anticostituzionale? Come mai all'epoca andava bene e oggi, improvvisamente, si svegliano trovando lesi i loro assolutamente legittimi diritti di rappresentanti del popolo? Ma ora, visto che in passato i consiglieri grillini di Pescia avevano tanto predicato coerenza, cosa faranno? Rispetteranno le aspettative di chi li ha eletti (che li hanno votati credendo nel vincolo di mandato) o resteranno al loro posto "trasformandosi" in qualcos'altro? La coerenza tanto sbandierata in campagna elettorale valeva solo per altri? Dicono che spiegheranno le loro motivazioni in un’assemblea pubblica, benissimo: ma se i loro elettori gli chiederanno di dimettersi come risponderanno? Che non facendo più parte del M5S ora possono contravvenire alle regole che un tempo, non solo avevano accettato, ma volevano imporre anche agli altri sentendosi moralmente al di sopra di chiunque e quindi ritenendosi anche giudici delle scelte altrui? Personalmente non ho risposte a queste domande, non spetta a me darle. Lo faranno sicuramente i diretti interessati nel modo più inequivocabile possibile; con le loro scelte. E visto che si sono liberati dalla "deriva autoritaria" non potranno certo dirci che, come è giusto, non le avranno assunte in piena libertà».

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di Redazione web