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Giudizio immediato per l’omicida di Massa Cozzile

Massimo Donati
Giudizio immediato per l’omicida di Massa Cozzile

Gianluca Lotti aveva ucciso a colpi di ascia il suo compagno di stanza nella casa famiglia

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MONTECATINI. Giudizio immediato per Gianluca Lotti, il pluriomicida pistoiese in carcere dal 17 gennaio dello scorso anno per aver massacrato a colpi d'ascia il compagno di stanza in una casa famiglia di Massa  Cozzile.

Il pm titolare dell'inchiesta sull'omicidio, Luigi Boccia, ha chiesto ed ottenuto dal gip del tribunale di Pistoia Alessandro Buzzegoli il via libera per celebrare il processo saltando la fase dell’udienza preliminare. Il giudice delle indagini preliminari ha perciò emesso il decreto di rinvio a giudizio davanti alla prima sezione della Corte d’assise di Firenze, fissando l’inizio del processo per il 24 febbraio.

Tuttavia, l’avvocato difensore dell’imputato, Cecilia Turco, ha annunciato che a breve presenterà la richiesta di rito abbreviato, finalizzata ad ottenere uno sconto della pena: il processo, così, non sarà più celebrato davanti ai giudici fiorentini, bensì, allo stato degli atti, davanti al gip del tribunale di Pistoia. Un processo allo “stato degli atti”, basato unicamente sulle prove documentali già esistenti, tra cui la perizia con cui Gianluca Lotti, 39 anni, è stato dichiarato semi-infermo di mente.

La consulenza, eseguita dal professor Rolando Paterniti, psichiatra alla clinica universitario di Careggi, è stata portata a termine – su richiesta del pm Boccia e anche su sollecitazione dell'avvocato difensore – nell’ambito dell’incidente probatorio disposto dal gip per fotografare con la sua tempestività quella che era la condizione mentale dell’indagato a poche settimane dal delitto commesso.

Gianluca Lotti si trova sempre recluso nel carcere di Prato, dotato di una sezione di massima sicurezza giudicata più idonea ad ospitarlo e a garantire la sua incolumità e quella degli altri detenuti. È accusato di omicidio premeditato aggravato dai futili motivi: non sopportava il fatto che la vittima, Massimo Tarabori, 53 anni, di Pescia, gli desse degli ordini e, per questo, a suo dire, già da giorni aveva deciso di ucciderlo. Lotti era libero dall’ottobre 2013, dopo aver scontato la condanna a 16 anni, tra carcere e manicomio giudiziario, per aver massacrato, nel 1998, a colpi di spranga, la fidanzata, allora ventenne, a Pistoia.

In procura è ancora aperta l’inchiesta per accertare eventuali responsabilità da parte di chi aveva deciso di dimettere Lotti dalla struttura protetta in cui si trovava prima di arrivare nella casa famiglia di Massa e Cozzile. 

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