Documenti falsi per le ballerine: condannati in otto
Conclusa l’ultima tranche del processo seguito all’inchiesta del 2005 che portò alla chiusura di un night club di Cintolese
MONTECATINI. Favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e falsificazione dei documenti per far ottenere i permessi di soggiorno per scopi turistici a ragazze dell'Est che poi in realtà venivano fatte lavorare come ballerine in un night club di Monsummano. Era il 2005 quando l'inchiesta "Dolce vita" portò all'arresto di diciotto persone tra Valdinievole, Versilia ed Elba. A quasi dieci anni di distanza, dopo che in cinque, nel 2008, avevano già deciso di patteggiare la pena, per 8 dei 17 rimanenti imputati, alcuni accusati anche di associazione per delinquere, sono arrivate le condanne del tribunale di Pistoia. La pena più pesante è stata comminata a colui che era ritenuto al vertice dell'organizzazione, Francesco Zaffora, 55 anni, di Massa e Cozzile, che gestiva in prima persona il Papillon Club di via Francesca, a Cintolese: 8 anni e 8 mesi e 80.000 euro di multa. Quindi, 4 anni e 8 mesi al figlio Giuseppe e 4 anni all'altro figlio, Antonino, rispettivamente di 32 e 33 anni. Pena pesante, 4 anni e 4 mesi, anche al noto ragioniere commercialista montecatinese Massimo Morini, 56 anni, assolto però dall'imputazione di associazione per delinquere (la condanna è per falso ideologico indotto).
Infine, 4 anni e 3 mesi per Alexandre Florescu, 4 anni e 2 mesi per Andrey Pantaleev, 4 anni e 1 mese per Stefano Bianchi e 4 anni per Luis Adam. Francesco Zaffora è stato inoltre interdetto in perpetuo dai pubblici uffici, tutti gli altri sono stati interdetti invece per un periodo di cinque anni. Tre anni di reclusione, a causa dell'indulto che nel frattempo è stato approvato dal parlamento, sono stati però dichiarati estinti per tutti i condannati eccetto Francesco Zaffora e Massimo Morini. Gli altri nove imputati sono stati assolti o per non aver commesso il fatto o per prescrizione dei reati di cui erano accusati.
Come spiega il giudice estensore della sentenza, Luciano Costantini, nelle motivazioni, la vicenda oggetto del processo ruotava prevalentemente intorno all'esercizio da parte della famiglia Zaffora dell'attività di night club al Pappilon di Cintolese, che “veniva svolta utilizzando lo scudo dell'omonimo circolo culturale/ricreativo/sportivo affiliato all'Aics e non mediante la costituzione di una regolare impresa commerciale”.
Le ragazze chiamate a svolgere le attività di ballerine o artiste provenivano per la maggior parte da stati all'epoca non appartenenti all'Unione europea, prive di qualsivoglia permesso oppure munite di semplici permessi di soggiorno per scopi turistici, che venivano rilasciati grazie all'opera degli imputati, i quali, a vario titolo, intervenivano nella procedura anche provvedendo alla falsificazione della documentazione necessaria. Al fine di giustificare la presenza delle ragazze all'interno del club veniva anche rilasciata loro la tessera di socie.
Per la fornitura dei documenti da presentare a questure e prefetture per la regolarizzazione delle ragazze, il commercialista Massimo Morini rivestiva un ruolo di primo piano secondo il tribunale: “È stato l'artefice tecnico di tutte le pratiche amministrative" spiega il giudice.
L'altro livello dell'organizzazione, quello che teneva i contatti con le entreneuse, sarebbe stato composto dal rumeno Alexendre Florescu, 36 anni, domiciliato tra la Valdinievole e la Valdelsa; Stefano Bianchi, 59 anni, di Livorno, gestore di night ed ex socio del circolo Orkidea di Pescia; Adam Luis, 39 anni, romeno.
Le entreneuse prive di documenti in regola venivano fatte arrivare in Italia in pullman. La loro regolarizzazione costavano all'organizzazione capeggiata da Zaffora circa 250 euro a testa. (m.d.)
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