Pendolari infuriati sul treno guasto
Ennesima rottura sulla linea Pistoia-Lucca, i passeggeri costretti ad aspettare il convoglio successivo
PISTOIA. Treni & proteste: un binomio sempre di attualità dalle nostre parti. L’ultimo episodio, martedì 16 settembre, ha avuto come teatro la stazione di Serravalle e il treno numero 3060 Firenze-Viareggio.
Il treno partito quasi regolarmente (toh, un paio di minuti di ritardo, praticamente niente per le nostre ferrovie) a un quarto alle 14 dalla stazione di Pistoia, con il suo carico di pendolari e, soprattutto, di studenti, diretti nella maggior parte dei casi a Montecatini. Ma al di là della galleria del Serravalle non ci sono arrivati. Non a bordo del 3060 almeno.
Quel treno, infatti, si è fermato alla stazione Masotti, e non ne ha più voluto sapere di ripartire, tra le proteste dei passeggeri spazientiti. Una protesta che è andata via via crescendo, anche perché, nel frattempo, mentre si tentava di “resettare” le apparecchiature di controllo e cercare di rimettere in moto il treno, sono stati spenti anche gli impianti di condizionamento, con conseguenze facilmente immaginabili.
Impossibile anche scendere dal treno, nonostante lo stesso si fosse fermato in stazione (per poter aprire le porte il capo macchinista deve ricevere un’autorizzazione specifica).
Alla fine però le porte sono state aperte, ma per un altro motivo. Quando ci si è accorti che quel treno era piantato lì, senza speranza di vederlo ripartire in tempi brevi, è stato scelto di far scendere i passeggeri e di farli salire sul convoglio successivo, il 3062 Firenze-Lucca.
Chi era diretto a Viareggio in quel caso avrebbe dovuto cambiare a Lucca, ma quello è stato solo uno dei disagi (e che ha interessato un numero ridotto di persone) vissuto dai passeggeri, che anche alla stazione più vicina, quella di Montecatini/Monsummano, sono arrivati dopo più di un’ora dalla partenza da Pistoia, a una dozzina di chilometri.
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