Senza una gamba a 24 anni, ma per l’Inps non gli spetta la pensione
Montecatini, una lettera di poche righe per dire che non ha più diritto ai punti dell’invalidità
MONTECATINI. Non è mica per quei 280 euro al mese. Averli o non averli nel portafogli non cambia certo la vita, neanche quando si hanno 24 anni. No, è per quel sapore amaro di beffa, di ingiustizia gratuita, che Domingo Colimodio e suo padre Ciro stanno masticando da giorni. Tutto nasce da quella lettera dell’Inps: un foglio appena, pochi scarni righi per dire che Domingo, nonostante la sua gamba amputata, non ha diritto alla pensione di invalidità.
Così ha stabilito la commissione medica che lo ha visitato a giugno, due anni dopo il terribile incidente stradale in cui il giovane ha perso la gamba sinistra, amputata sotto il ginocchio. La precedente commissione, due anni fa, gli aveva assegnato il 75% di invalidità e una pensione di invalidità di 280 euro mensili. Ventiquattro mesi dopo, senza che ovviamente sia cambiato nulla per Domingo, quel 75 è diventato un 67% e si è portato via la pensione. «Non ci danno una spiegazione, non ci dicono nulla – esclama papà Ciro sventolando la lettera dell’Inps – e per questo noi non riusciamo a capire. Da due anni fa non è cambiato assolutamente nulla. Mi sono informato, neanche le leggi, che sono le stesse. E allora perché questa decisione? O hanno sbagliato allora, o sbagliano ora. Ma queste cose sono insopportabili. Negano la pensione a mio figlio e poi la danno ai falsi invalidi».
Domingo Colimodio ha perso la gamba sinistra in un incidente stradale sull’autostrada A11, la mattina di Natale di tre anni fa. Erano le 6,30 quando la sua auto è improvvisamente impazzita, schiantandosi contro il guard rail. Ci vollero i vigili del fuoco per tirarlo fuori dall’abitacolo, lì per lì i medici avevano paura che perdesse entrambe le gambe. Dopo quell’alba terribile ed il calvario che ne è seguito, Domingo ha saputo rifarsi una vita quasi normale. Lavora come cuoco, mettendo a frutto gli anni di studio all’istituto alberghiero di Montecatini. Guida un’auto realizzata apposta per le persone come lui. Di solito indossa una protesi che gli consente di muoversi normalmente. Un’occhiata al suo profilo Facebook rivela che ha tanti amici e che non si fa mancare le serate in allegria in discoteca o nei locali. Insomma, un ragazzo come tanti, non fosse per quella gamba che non c’è più. “Magari mi fosse ricresciuta” commenta amaramente.
«Guardi – continua Ciro Colimodio – non è per i 280 euro. Figurarsi che fin qui non ho chiesto neanche l’accompagnamento e sì che ne avrei avuto diritto. Di quei soldi non ne abbiamo bisogno. No, è una questione di principio. Qui c’è stato un errore, o due anni fa o adesso. Ma per scoprirlo, dovremo fare una visita a pagamento da un altro medico, prendere un avvocato e fare causa. Qualcuno mi ha detto di non preoccuparmi, che la vinciamo senza problemi. Ma intanto dobbiamo pagare ed aspettare. Vi sembra giusto?».
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