Italia
S. Domenico, adesso spuntano altri debiti a carico dell’ente
In una riunione del commissario liquidatore coi sindacati è emerso che la casa di riposo deve ancora pagare il gasolio
PESCIA. Altri debiti per il San Domenico. Le fatture non pagate per circa 700mila euro alla Idealcoop di Pomarance, la cooperativa che fornisce alla casa di riposo pesciatina una serie di servizi, sarebbero solo la punta dell'iceberg. Oltre alla cooperativa, infatti, ci sarebbero diversi fornitori a non essere stati regolarmente pagati dalla residenza per anziani. Come quello del gasolio, ad esempio, che deve riscuotere qualcosa come 60mila euro. È quanto emerso nel corso di una riunione coi sindacati, che si è svolta lunedì scorso. La prima da che è iniziata la gestione commissariale dell'ente.
Ce la farà il San Domenico a rimettersi in sesto? È la domanda che si pongono tutti. Prudente la posizione del commissario Elena Lorenzi, che richiede ancora tempo per effettuare una valutazione precisa sul futuro dell'attività. Qualunque sarà lo sviluppo della vicenda sarebbe fondamentale capire chi ha determinato un buco di tale entità. Questa la posizione dei sindacati Cgil e Cisl, che si dichiarano sconcertarti per avere appreso solo lo scorso 13 gennaio di una situazione finanziaria così catastrofica. «Che ci fossero dei problemi è noto da tempo – ha dichiarato Stefania Falegni (Cisl) – ma una cosa è lamentare uno stato di sofferenza, ben altra è celare una tragedia di simili proporzioni». La Cisl, in particolare, lamenta di avere appreso addirittura con un mese di ritardo rispetto all'altro sindacato della gravosa situazione debitoria nei confronti della cooperativa. «Si tratta di un comportamento molto grave – ha sottolineato la Falegni – al limite dell'antisindacalità. Quando c'è un problema di questa portata si convocano al contempo tutte le sigle sindacali».
Era presente alla riunione anche l'assessore alla Sanità Francesco Conforti, che al pari dei sindacati ha ribadito di essere stato egli stesso tenuto all'oscuro dell'entità del debito fino allo scorso gennaio, e che alle numerose richieste inoltrate al Cda per sapere se esistevano le condizioni per rientrare da tale situazione debitoria l'unica risposta finora giunta è stata quella che chiedeva una ricapitalizzazione o una liquidazione dello stesso ente. Ma fino a che punto è possibile parlare di ricapitalizzazione nel caso di un'azienda pubblica? Chi avrebbe dovuto ricapitalizzare? Il Comune? Ma com'è noto la situazione delle casse comunali è tutt'altro che in buona salute. Il problema più grosso però rimane quello dei sei lavoratori dell'ente e della fine che faranno nel caso in cui la residenza per anziani dovesse chiudere i battenti. «Anche nel caso in cui la gestione passasse nelle mani del maggiore creditore, cioè la cooperativa, è ipotizzabile prevedere il passaggio per i lavoratori da un contratto enti pubblici ad uno da cooperativa?». È questa la maggiore perplessità dei sindacati. D'altra parte è ipotizzabile, per le condizioni economiche in cui versa, un assorbimento di 6 dipendenti da parte del Comune? C'è chi di fronte a questa prospettiva storce il naso, ma c'è anche chi per tutelarsi ha già presentato la propria richiesta di mobilità per andare a lavorare in Comune.
Maria Salerno
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