Abiti contraffatti venduti via Internet In città il magazzino
Operazione della Direzione distrettuale antimafia Ordine di arresto per 4 cinesi, ma due sono ancora latitanti
MONTECATINI. Era in Valdinievole, e per la precisione a Montecatini, una delle basi dell’associazione a delinquere che si era specializzata nella vendita, via internet, di capi d’abbigliamento contraffatti. Un’operazione che, partita dalla Puglia, ha portato a 24 arresti in tutta Italia.
Quella messa a segno ieri ha rappresentato la chiusura di un’indagine avviata ben 5 anni fa: più associazioni per delinquere – collegate tra loro – avevano messo in piedi un giro di affari che in meno di due anni ha fruttato un milione di euro grazie alla vendita sulla rete di merce falsificata. Merce prodotta in due fabbriche in Campania, quindi stoccata a Montecatini e da qui distribuita, attraverso la commercializzazione via internet, in tutta Italia. A illustrare l’operazione, che ha preso il via dalle indagini tarantine, è stato il procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce Cataldo Motta, insieme al procuratore Franco Sebastio, al comandante della guardia di finanza Salvatore Paiano e al sostituto procuratore Alessio Coccioli (della Dda salentina).
Un ruolo di rilievo – secondo la ricostruzione degli investigatori – era rivestito proprio da quattro cittadini cinesi, titolari di un deposito a Montecatini, dove venivano importati e distribuiti prodotti contraffatti. Dei quattro cinesi termali 2 (un uomo e una donna) sono già stati arrestati, mentre altri due, sui quali pende un ordine di arresto, sarebbero ancora latitatnti.
Il sodalizio criminoso più importante commercializzava poi la merce contraffatta utilizzando propri emissari in diverse regioni d’’Italia: in Puglia (da dove sono poi partite le indagini), ma anche in Campania, Calabria, Sicilia, Lazio, Toscana e Veneto.
Le indagini, avviate nel gennaio del 2009 sono partite dagli approfondimenti sugli indirizzi “Ip” attraverso i quali, via internet venivano commercializzate calzature e capi di abbigliamento con marchi contraffatti. È stata quindi scoperta un’organizzazione, composta prevalentemente da persone di origine campana, che si servivano di due fabbriche ubicati a Maddaloni in provincia di Caserta e a Casoria in provincia di Napoli, nei quali vi erano attrezzature e macchinari utilizzati per produrre la merce contraffatta. Per la vendita veniva utilizzata la rete internet, attraverso canali telematici creati appositamente, e metodi di pagamento per i quali i destinatari sono risultati essere dei “prestanome” (così come le utenze telefoniche erano intestate a stranieri prestanome o a nomi di fantasia).
Nel corso delle indagini sono state eseguite nel 2009 e 2010 10 operazioni di polizia giudiziaria nelle quali sono stati sequestrati anche materiali contraffatti: 2.100 capi di abbigliamento, 9mila paia di scarpe, 687 tomaie, 500 sacchetti di stoffa, 25mila etichette e 6mila bottoni.
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