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Alle banche l’80% dei ricavi ma solo dei beni non in lista

di David Meccoli
Alle banche l’80% dei ricavi ma solo dei beni non in lista

Per gli immobili già in vendita invece resta l’obbligo del 30% Candidati alcuni negozi, fondi in viale Verdi e vecchie serre

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«Siamo partiti da situazioni capestro e stiamo cercando di ottenere le migliori condizioni per l’azienda, compatibilmente con le esigenze del pool di banche guidate da Bnl». Così l’amministratore unico delle Terme, Fabrizio Raffaelli, aveva presentato in commissione società partecipate lo stato della trattativa che ha portato alla riformulazione del contratto del mutuo, che proprio in questi giorni gli istituti di credito coinvolti nell’operazione stanno deliberando. In commissione era però emerso che d’ora in poi le banche si sarebbero trattenute il 70 per cento (se non l’80) del ricavato dalla vendita degli immobili, a fronte di un 30% stabilito nella precedente versione del contratto. Questa notizia aveva sollevato le perplessità dei consiglieri comunali presenti all’incontro. Oggi registriamo, sull’argomento, anche un duro intervento degli Attivisti 5 Stelle. «Vendere e privatizzare buona parte delle Terme – scrivono i pentastellati - per coprire i disastri di questa classe politica, buona solo a tappare buchi qua e là senza avere un piano a medio/lungo termine».

«Le banche – prosegue la nota - chiedono l’80% delle risultanze delle vendite immobiliari di proprietà termale o comunale a fronte di una sottoscrizione di un altro mutuo che indebiterà ulteriormente i cittadini e che comunque non basterà per finire un bel niente. Questo in termini economici e imprenditoriali vuol dire solo una cosa: avete fallito, state vendendo un patrimonio pubblico che non avete saputo amministrare, beni che fanno parte della storia della città».

Ma su quell’80% ci sono da dare alcune importanti distinzioni. Tale percentuale da versare nelle casse delle banche, infatti, riguarderebbe (il condizionale è d’obbligo in quanto la trattativa non si è ancora conclusa) solo gli immobili finora non segnalati come “in fase di dismissione” nelle precedenti versioni del piano industriale consegnato agli istituti di credito. Per questi, infatti, resterebbero valide le precedenti condizioni. Per fare un esempio, al momento della vendita del Teatro Verdi (uno dei primi beni che le Terme cercheranno di vendere nel 2014), il ricavato potrà essere reinvestito per un intervento previsto nel piano industriale, oppure per esigenze di spesa corrente (per esempio il pagamento degli stipendi), o anche per pagare il rateo del mutuo. Per gli immobili inseriti invece solo nell’ultima versione del piano industriale (negozi del Grocco, fondo in viale Verdi, vecchie serre e, anche se al momento non c’è la volontà di vendere da parte della società, pure le Panteraie) l’80% del ricavato sarà “girato” alle banche. Condizione, questa, posta per riaprire il rubinetto dei finanziamenti e portare a termine i lavori alle Leopoldine.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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