Il Tirreno

Montecatini

«Sugli avvisi Ici e Tarsu i ricorsi solo a Cuneo»

di Maria Salerno
«Sugli avvisi Ici e Tarsu i ricorsi solo a Cuneo»

Il parere di un commercialista sugli accertamenti che stanno arrivando a Pescia Diritto di difesa ridotto: meglio pagare piuttosto che aprire un contenzioso

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PESCIA. Sono tanti i contribuenti pesciatini che, negli ultimi giorni, si sono rivolti ad un commercialista o a un Caf per chiedere chiarimenti sugli avvisi di accertamento Ici e Tarsu. La stragrande maggioranza lo ha fatto dopo avere chiamato l’Areariscossioni Spa, la società concessionaria della verifica, accertamento e riscossione tributi con sede legale a Mondovì, in provincia di Cuneo.

Alla richiesta dei contribuenti su quale fosse il comportamento da tenere in caso di errori riscontrati nelle cartelle la risposta in molti casi è stata quella di fare il ricorso. E qui nasce il primo dubbio. La società concessionaria indica quale commissione tributaria competente quella di Cuneo, l’ufficio tributi del Comune dice che tale indicazione è suggerita da un decreto legislativo (il 546/92). Ma cosa dicono gli articoli 4 e 5 di questo decreto?

«In verità da una lettura degli articoli 4 e 5 di quel decreto nulla si trae – spiega il tributarista Stefano Costa Reghini – perché si parla di territorio in cui hanno sede gli enti locali ovvero i concessionari del servizio di riscossione. La questione, nel 2004 è finita in Corte di cassazione su un tributo locale diverso (la Tosap) e la Corte ha detto che quando il Comune affida il servizio a un soggetto esterno, la competenza territoriale diventa quella del soggetto esterno, quindi, nel caso nostro Cuneo.

Certo è che vi è una forte compressione del diritto di difesa, considerando anche che si tratta di tributi che in molti casi si risolvono in controversie di poche centinaia di euro e, raramente, di qualche migliaio. È evidente che nessuno, o pochi, avranno la forza di incaricare un professionista di gestire una pratica contenziosa a Cuneo, con poche speranze di vedere condannata alle spese la controparte, cosa che avviene rarissimamente. Vi è quindi, in realtà, una palese violazione del diritto di difesa di cui all’articolo 24 della Costituzione, perché molti saranno indotti a pagare, spendendo molto di più per difendersi o chiarire le loro posizioni».

Per Costa Reghini, poi, gli accertamenti non fanno minimamente cenno alla possibilità dell’accertamento con adesione, che allunga i tempi di soluzione delle controversie: «L’articolo 8 del regolamento Ici del Comune cita espressamente, tra le possibilità pre-contenziose sfruttabili dal contribuente, l’istituto dell’accertamento con adesione, che allunga i tempi di soluzione delle controversie, ma di ciò, sugli avvisi, non trovo alcun cenno. Anche per la Tarsu tale istituto, benché non richiamato nel regolamento specifico, risulta applicabile in virtù del regolamento generale dell’accertamento con adesione emanato dal Comune. A me sembra che questa carenza informativa costituisca un grave difetto giuridico di quegli avvisi di accertamento, in violazione dell’articolo 5 dello Statuto del contribuente. È vero che si rimanda anche al regolamento, ma i contribuenti non possono nascere professionisti».

Ma questa procedura, che così tanti disagi sta arrecando ai cittadini servirà in effetti a recuperare le somme evase? «A quello che posso giudicare da quanto affermò l’ex ragioniere comunale Fabio Rossi – conclude Costa Reghini - già i dati a consuntivo 2007 della società Ica di La Spezia, che si era occupata delle attività di verifica per quell’anno, indicano come tutta questa presunta evasione da recuperare non ci sia e che il disagio arrecato non vale la candela, ma questo è un giudizio politico».

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