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Ingiusto tartassare chi non è residente
Non ci sono solo i montecatinesi a protestare per la “stangata” Tarsu. Un esempio arriva da Marliana, dove la tassa sui rifiuti e servizi comunali ha colpito con particolare forza i proprietari delle seconde case
Non ci sono solo i montecatinesi a protestare per la “stangata” Tarsu. Un esempio arriva da Marliana, dove la tassa sui rifiuti e servizi comunali ha colpito con particolare forza i proprietari delle seconde case, quelli che magari trascorrono nel comune montano soltanto i mesi estivi. È la storia che racconta una di loro, Paola Brancolini, descrivendo l’impatto avuto con l’arrivo dei modelli F24 per il pagamento. «Con grande sorpresa – rivela – i possessori di seconde case hanno visto il loro carico fiscale in molti casi aumentare di oltre il 100% rispetto all'anno precedente, avendo l'amministrazione operato in base ad un regolamento formalmente ed apparentemente legittimo nella forma, ma viziato da una macroscopica deviazione dall'osservanza del principio di imparzialità della pubblica ammniistrazione. Il principio ispiratore della Tarsu è quello di far pagare - nel caso dello smaltimento dei rifiuti - in base alla ratio “chi più ne produce più paga”, trovando ovviamente nel numero dei componenti il nucleo familiare un primo parametro logico, oltre al parametro dell'ampiezza dell'abitazione (un po' meno logico. Nel regolamento è stata prevista una tariffa fissa che si base sui metri quadrati dell'abitazione, ed una parte variabile in base al numero dei componenti. Il problema è che, solo per i non residenti, sostanzialmente produttori di rifiuti nei soli mesi estivi, è stato attribuito d'ufficio un numero di componenti per nucleo familiare pari a quattro, indipendentemente dal nucleo familiare effettivo. Poiché anche la parte fissa della tariffa varia a seconda dei componenti, la norma fa sì da gravare un'abitazione di un non residente di circa 50mq, con 4 persone fittiziamente occupanti (e magari sono una o due) da un'imposta di circa 220 euro».
Questo modo di articolare le tariffe secondo la nostra lettrice «crea una disparità di trattamento fra residenti (produttori di rifiuti tutto l'anno) e non, creando un ingiusto vantaggio a favore dei primi in maniera da caricare il maggior onere di smaltimento sui secondi. L'amministrazione si difende goffamente adducendo che in qualche modo bisogna dare dei vantaggi ai residenti, sennò la montagna si spopola; che durante i mesi estivi il costo di smaltimento raddoppia; che non è possibile di allineare le tariffe in base ai reali stati di famiglia poiché i proprietari delle seconde case non sono residenti e quindi non hanno i dati a disposizione (basta chiederli); che la seconda casa è un indice di ricchezza e in qualche modo deve essere penalizzata (e chi la casa l'ha ereditata? Vogliamo mettere Panicagliora con Porto Cervo? Non contribuiamo già abbastanza rispetto ai residenti con l'Imu con l'aliquota massima?); che negli anni '60 furono concesse concessioni edilizie senza far pagare la Bucalossi per cercare di far ripopolare la montagna (non si capisce il nesso: era il minimo che si potesse fare per cercare di attirare un po' di tasse laddove c'è solo aria buona, peraltro con progetti approvati dal Comune perché in linea con le norme urbanistiche); che sì, in effetti abbiamo un po' ragione e dal prossimo anno incaricheranno un tecnico esperto di studiare meglio la cosa per stabilire parametri diversi (bene, così pagheremo anche quella parcella). Non mi sembra che siano motivazioni convincenti. Resta il fatto che i più tartassati sono oltretutto coloro che non hanno voce in capitolo, che non votano l'amministrazione locale, ma ne subiscono in misura maggiore le inefficienze e la malagestio, non avendo alcuno strumento di difesa se non quello di “liberarsi” del loro bene».
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