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Accordo sul terreno conteso in via Mameli

Accordo sul terreno conteso in via Mameli

L’amministrazione può attuare l’esproprio evitando un maxi-risarcimento al proprietario in causa

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MONSUMMANO. Alla fine il giusto buon senso ha prevalso. Il Comune ripone l'ascia di guerra e dopo un po' piange i suoi mali. La storia è quella arcinota del terreno conteso di via Mameli, accanto al bocciodromo comunale e al nuovo supermercato Conad di via Risorgimento. Dopo sgomberi coatti, intimazioni, avvocati, udienze e carte processuali, arriva il passo atteso che chiude nel miglior modo la buia questione. In sintesi: amministrazione e Rocco Gallicchio, l'anziano agricoltore utilizzatore (illegittimo, secondo il municipio) da 20 anni dell'area, hanno trovato un accordo economico come buonuscita per il privato che ora abbandonerà il terreno (dove è prevista la costruzione di un parcheggio e di un edificio direttivo-commerciale), il quale tornerà in toto nelle mani pubbliche. Il tutto come atto finale di un'inutile battaglia legale, iniziata con un’intimazione allo sgombero intentata nell’aprile 2011, ma andata a vuoto. Da lì ha preso avvio la vicenda: ai primi di luglio del 2012 il Comune, diventato proprietario del terreno nel 2006, decise di mandare i suoi operai nell’orto con le ruspe per rimuovere le coltivazioni e una rimessa per gli attrezzi. Il privato si rivolse allora al giudice dell'ex pretura di Monsummano, che considerò l'irruzione un abuso di potere contro una singola persona. A quel punto, gli avvocati della parte pubblica fecero ricorso sull'ordinanza: ma il tribunale ordinario di Pistoia, sezione civile, rigettò il reclamo, in quanto per “l’eccezione di difetto di giurisdizione l’odierno reclamante (il Comune, ndr) non ha dimostrato che “l’attività materiale” di sgombero del terreno sia in concreto ricollegabile all’esercizio di poteri autoritativi e discrezionali, appare arduo rintracciare un nesso tra l’esercizio dei poteri espropriativi e l’attività di sgombero”. Poi, nella convinzione che ancora nulla era perduto, montò anche un moto d'orgoglio, almeno per scongiurare il pagamento di 26mila euro come richiesta danni presentata dal cittadino: e allora fu ingaggiata un'agronoma forestale incaricata di costruire una linea difensiva in linea tecnica. Ma anche questo fu inutile. Ultimo capitolo, una nuova ordinanza di sgombero scaduta a fine giugno scorso mai, però, rivendicata dal Comune.

Luca Signorini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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