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La Panapesca è piena di lavoro ma licenzia 28 dipendenti

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La Panapesca è piena di lavoro ma licenzia 28 dipendenti

I sindacati sparano a zero sull’azienda fondata da Vito Panati, ma fra i lavoratori c’è sconcerto «Ci sono commesse per tutto febbraio 2014 e l’azienda ha fatto anche nuovi investimenti...»

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MONTECATINI. Chiude la linea di produzione della Panapesca e 28 lavoratori vengono messi in mobilità senza neanche passare dalla cassa integrazione.

Ora i sindacati annunciano un pacchetto di otto ore di sciopero (con un presidio davanti alla sede della società) e denunciano “comportamenti anomali” nel modo di operare dell’azienda, una delle più famose della Valdinievole, non foss ealtro perchè fondata da Vito Panati che fu a lungo mecenate del basket rossoblù.

Fra i comportamenti anomali l’aver prima messo sul tavolo l’interessamento di un altro soggetto per rilevare la parte produttiva e poi averlo “cancellato” dalla trattativa dopo aver tirato in ballo i lavoratori appartenenti alle categorie protette.

La Panapesca è una storica azienda della Valdinievole con sede a Massa e Cozzile - ma con stabilimenti sparsi anche nel resto d’Italia e in Paesi esteri - specializzata in taglio, confezionamento e commercializzazione dei prodotti ittici. I 28 lavoratori (27 operai e un impiegato) che, se non si troveranno soluzioni dell’ultimo minuto, saranno licenziati, sono in maggioranza donne, tra i 33 e i 56 anni. Tra loro c’è anche chi lavora in Panapesca da 38 anni.

«L’azienda fondata dalla famiglia Panati – dice Alessandro Cartei, Filcams Cgil – ha sempre risposto di no a qualsiasi nostro tentativo di trovare soluzioni alternative, quali il ricorso agli ammortizzatori sociali o la ricollocazione e riqualificazione del personale. Un modo di operare sconcertante che mette a serio rischio l’economia di 28 famiglie del nostro territorio».

Nei mesi scorsi pare che una società si fosse fatta avanti per rilevare la parte produttiva aziendale, ma poi le trattative si sono arenate.

«A maggio – conferma Aniello Montuolo, Fisascat Cisl – la società ci ha comunicato di voler cedere in affitto un ramo d’azienda, ma solo a fronte di certe condizioni: la parte subentrante, infatti, avrebbe voluto rilevare solo personale efficiente e non le cosiddette categorie protette. Ma dopo il nostro rifiuto la Panapesca ci ha comunicato che non ci sarebbero state le condizioni per andare avanti e contestualmente ha avviato le procedure di mobilità».

«Panapesca – aggiunge Cartei – si era detta disponibile solo a ricollocare tali lavoratori nelle pulizie (ma scendendo da quarto al settimo livello) o nel portierato (con passaggio dal quarto al sesto livello). C’è sembrata una ghettizzazione per questi dipendenti che non potevamo accettare».

E comportamenti “strani” sono denunciati anche dalla Uiltucs Uil. «Un non dialogo – dice Cristina Silvestri – dai risvolti fuori da ogni prassi sindacale. A un tavolo di confronto generalmente si fa tutti un passo indietro e si cerca un accordo. L’azienda invece si è sempre chiusa in un atteggiamento di estrema rigidità e ha aperto la procedura di mobilità senza nemmeno tentare strade alternative, che pure avevamo proposto. Se è davvero in difficoltà dovrebbe, di regola, ricorrere agli strumenti alternativi che le consente la legge per cercare di incrementare la produzione. Tutti, infatti, cercano strategie che possano evitare la chiusura di un reparto. In questo caso no: cosa c’è dietro?»

Nonostante un calo di fatturato di circa il 20% nel 2012 rispetto all’anno precedente, l’azienda avrebbe, sempre secondo i sindacati, continuato a investire nei macchinari. «Siamo pieni di lavoro – dice una lavoratrice – e ci sono commesse fino a febbraio. Negli ultimi due anni, poi, sono stati spesi migliaia di euro per nuovi macchinari ed è appena stato montato un nuovo computer. Ma che sta succedendo?».

«Dispiace – è il laconico commento finale di Montuolo – che un’azienda storica come questa, con 256 dipendenti in tutta Italia (di cui 149 a Massa Cozzile), si muova in questa direzione mettendo sul lastrico decine di famiglie». Oltre ai problemi di indotto.

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