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Sanzioni arretrate non riscosse Nuova condanna all’ex cancelliere

Sanzioni arretrate non riscosse Nuova condanna all’ex cancelliere

Funzionario del tribunale di Pescia, già arrestato per peculato perché intascava i soldi dell’erario costretto a rimborsare altri 3mila euro dalla Corte dei Conti dopo una verifica sui debiti prescritti

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Nuova grana per l’ex cancelliere del tribunale di Pescia, condannato dalla Corte dei Conti a pagare a favore del tribunale di Pistoia la somma di 3mila euro e spiccioli (per l’esattezza 3.329 euro). È l’ultimo capitolo, e tutto sommato anche il più leggero, delle beghe giudiziarie di Lorenzo Ceccarini, 66 anni, originario dell’Appenino Bolognese e, per diversi anni (fino al suo licenziamento avvenuto nel 2005).

Questa vicenda ha origine da un’ispezione eseguita alla sezione di Pescia del tribunale di Pistoia nel 2005, per una serie di crediti non riscossi (e risalenti al periodo 1989-1991): sanzioni penali non più esigibili dai debitori, perché prescritti, per un totale di poco superiore ai 7mila euro. Una mancata riscossione, di cui in parte (per la somma di 3.329 euro) la responsabilità è stata attribuita allo stesso ex cancelliere.

Da qui la condanna al pagamento della somma, sentenza pubblicata giovedì scorso, con tanto di interessi rivalutati annualmente.

Non è la prima volta che la corte dei conti si occupa dell’ex cancelliere, dopo che, nel 2007, l’aveva condannato al pagamento di 200mila euro: pcentocinquantamila euro per essersi messo in tasca – tra il 1998 e il 2001 – somme che dovevano finire nelle casse dello Stato, più cinquantamila per il danno di immagine arrecato all’amministrazione della giustizia. Magistratura contabile il cui giudizio era arrivato dopo quello della magistratura ordinaria, nel 2005, con la condanna definitiva a tre anni di carcere per i reati di peculato, falso materiale e falso ideologico.

La vicenda era emersa nel 2001, con l’arresto dello stesso exd cancelliere. Secondo i magistrati Ceccarini, responsabile del servizio del campione penale, svolgeva la sua attività da un lato arrogandosi poteri che non gli spettavano (come quello di rateizzare il pagamento delle somme dovute dai debitori all’erario, acquisendone anche fiducia e benevolenza), dall’altro inducendo i debitori a versargli direttamente, in contanti o assegni le somme dovute, fornendo modelli di pagamento fittizi, gli F23, che riempiva e timbrava in maniera illecita per non far emergere le mancanze e sostituendosi all’ente di riscossione. Poi però l’errore: Ceccarini decise di farsi aiutare da una collega per archiviare l’arretrato e cominciarono a saltare fuori le condotte illecite. L’impiegata capì il giochetto e riferì ai superiori i suoi sospetti. In tutto sarebbero stati oltre 130 gli episodi ammessi anche dall’ex cancelliere. Il funzionario, arrestato in flagranza di reato il 6 novembre 2001 al tribunale di Pescia: finì in manette dopo che i carabinieri, che stavano indagando insieme alla finanza sul caso, avevano fermato una donna che stava uscendo dal tribunale dopo aver pagato una multa, consegnando un assegno, per una cifra modesta, nelle mani dello stesso Ceccarini.

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